Pages Menu
Categories Menu
MUFFIN DI PANETTONE PER UN PO’ DI PERSONE ANTIPATICHE

MUFFIN DI PANETTONE PER UN PO’ DI PERSONE ANTIPATICHE

 

150 gr di panettone

400 gr di farina 00

200 ml di latte

190 gr di burro

200 gr di zucchero

3 uova medie

1 bustina di lievito in polvere

una scorza d’arancia

mezzo cucchiaino (cucch-) di bicarbonato

un pizzico di sale

Sfilacciate il panettone in piccoli pezzi.  Morte al Natale! Saltate ripetutamente su tutti gli addobbi. Liberate il capitone e buttatelo dalla finestra. Fate air guitar nel salotto lustrato a festa.  Scassate la chitarra (che non avete) su quel diamine di puntale dell’albero che non sta mai dritto. Sputate sul pupazzo di neve e correte nudi urlando per la casa.

Successivamente, in una ciotola, setacciate la farina insieme al lievito, al bicarbonato e al sale. Lavorate il burro, con una planetaria (cercate su Google che significa) o con uno sbattitore elettrico, fino a ridurlo in crema. Tiè.  Burro, crepa pure tu.

Ritornate al panettone ridotto in brandelli e mettetevi a contemplarlo in disparte. Rattristatevi. Un giorno tutto questo panettone vi sarà utile.  Ma non potevamo rifilarlo allo zio della sorella del trisavolo numero 3942?

Il riciclo è un must natalizio: Lavoisier brevettò la celebre “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” mentre tentava goffamente di rimpacchettare un paio di orribili babucce da notte regalategli dalla zia austriaca. Oh buon Natale, cugino più piccolo di Lavoisier. Abbiamo un pensierino per te…

Lo stesso discorso vale per gli avanzi della tregiorni a più alto impatto calorico dell’anno solare: la zuppa di baccalà non è un animale in via di estinzione e il torrone, per quanto si sposti abilmente di tavolo in tavolo, non riesce a scrollarsi di dosso la propria natura sempiterna.

È noto, inoltre, come la nozione dell’eterno ritorno dell’uguale sia stata maturata da Friedrich Nietzsche, la sera di Santo Stefano, davanti al quindicesimo piatto di gulash riscaldato.

Tuttavia, nell’era della crisi e della decrescita felice, Serge Latouche e – in tempi non sospetti- mio padre, ci hanno insegnato che non si butta via niente. E così gli spaghetti diventano frittate di maccheroni, le rosette rafferme pangrattato, mentre la zuppa di baccalà, modello night and day, continua la propria corsa inarrestabile verso la fine del mondo.

Tuttavia papà e Latouche, seppure storicamente attenti agli effetti nefasti del capitalismo, hanno sottovalutato l’aspetto primario e più insidioso dell’imperialismo culturale occidentale: il cake design.

Nel folle tentativo di emulare le più scenografiche bakery newyorkesi, le nostre crostate colonizzate diventano palazzine a tre piani, blu elettrico, verde acido e a pois rossi e neri. Laccate e lucidate, soventemente portano in cima un umanoide di marzapane dalla gonna gialla, la faccia da Biancaneve e la maglia dell’Inter, sdraiato su una borsa Louis Vuitton e a bordo di un taxi fatto di cupcake.

Ebbene, con tutta la mia curiosità e l’apertura verso l’altro e verso la sperimentazione, perché mai io dovrei azzannare un tale ufo? Chi glielo dice al mio palato?

Preferisco dare un morso a una scultura di Jeff Koons. Mi sembra molto più appetitosa.

Grazie, ma lascio ai vostri colon di ferro le scarpette da danza, la reflex, il faccione di Peppa Pig. Posso avere un boccone della mia abat-jour? E un assaggio del telecomando del decoder?

Ormai non riesco a finire il pasto senza un pezzettino delle mie décollétes di vernice rossa.

No, non ci siamo. Umanità, smettila di darti tante arie: non c’è nulla di più elegante di un babà!

Eppure il buon vecchio panettone, indiscusso reduce dei cenoni, con piglio gattopardiano, si trasforma in muffin dimostrandosi feroce e indigesta metafora dei nostri tempi. Una fitta al cuore e una allo stomaco. Roba da rivoltarsi nella tombola.

Bevanda consigliata: Veuve Clicquot

 

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini, storica dell'arte, lavora a Roma nel campo dell'editoria. Non crede nella minestra riscaldata e odia piangere sul latte versato. Per la casa editrice Contrasto ha pubblicato i saggi "Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola" e "Mimmo Jodice. La camera incantata". Nelle Meraviglie le sue "Ricette umorali" e "Ricette umorali il bis".

More Posts

Post a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *