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INTERVISTA A MICHELE SERRA

INTERVISTA A MICHELE SERRA

Michele Serra è uno dei più grandi scrittori e umoristi italiani. I suoi libri oscillano tra la satira di costume e il racconto autobiografico. Anche giornalista, autore televisivo e poeta, il suo ultimo romanzo, Gli sdraiati, ha affrontato con garbata ironia e un tocco di esplicita comicità un tema delicato come quello del rapporto tra padri e genitori adolescenti, riscuotendo tra l’altro un notevole successo di critica e di pubblico.

• Cosa leggi in genere?
Di tutto. Giornali (purtroppo), blog, letteratura. Senza particolare disciplina, in modo onnivoro e ondivago.

• Quali sono i tuoi autori preferiti?
Rispondo di getto, perché se ci penso troppo mi blocco. Italo Svevo, Paul Auster, Luigi Meneghello, Kurt Vonnegut…

• Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?
Mattatoio numero 5 di Vonnegut.

• Lo scrittore umoristico preferito?
Mark Twain, Kurt Vonnegut.

• Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?
Nessuno. E tutti. Si scrive per parassitismo nei confronti di quello che si è letto. Ma anche per dimostrare a se stessi che si è in grado di produrre parole in autonomia.

• Che tipo di humour prediligi?
Quello che coinvolge chi lo fa. Che lo fa sentire partecipe del dramma della comicità. I grandi comici (Chaplin, Laurel & Hardy, Benigni) incarnano il ridicolo. Lo rappresentano, mettono in scena l’inadeguatezza. Mi piace molto di meno chi indica il ridicolo negli altri, ma non ha l’umiltà (o il genio) di incarnarlo. La satira dice: guardate quanto SONO ridicoli, quelli. La comicità dice: guardate quanto SIAMO ridicoli, noi tutti. Per questo la comicità è molto di più, rispetto alla satira.

• Le battute: le costruisci o nascono di getto?
Non sono un grande battutista, e invidio chi lo è. Quando scrivo “comico”, la mia è una comicità di situazione. La battuta è uno choc, una folgore. Se ne ho fatte di buone, non me ne sono mai accorto.

• I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?
Ma certo. Si scrive solo di ciò che si conosce, di ciò che si è vissuto. Gli scrittori “fantastici” sono pochissimi, e comunque neppure loro possono prescindere dall’esperienza del reale. Scrivere è un mestiere materiale. Corporeo prima che intellettuale.

• Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?
Un valore decisivo, perché il senso dell’umorismo è coscienza del limite. Chi non ne ha, non ha il senso del limite. O è scemo o è pericoloso.

• Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?
Ci si nasce, non c’è dubbio. Ma aiuta molto l’ambiente che ti circonda, le persone che conosci. Il modo di parlare, di guardare, di giudicare di chi ti sta intorno quando sei bambino ti da un grande imprinting. Ho avuto, da questo punto di vista, molta fortuna. Nella mia famiglia si rideva molto. Degli altri e di se stessi.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?
Non saprei dire… Forse nella letteratura anglosassone ha uno spazio più riconosciuto. Twain è considerato un grande della letteratura americana. Sterne, Swift e Dickens, anche se non sono “comici” in senso proprio, sono amati e riveriti anche perché comici. Da noi c’è meno tradizione.

• Progetti futuri?
Scrivere avendo il piacere di farlo. Sto scrivendo un melologo per Fabio Vacchi, testi teatrali per Antonio Albanese, e presto comincio un nuovo romanzo. Anche troppo, per i miei gusti: sono pigro.

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

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2 Comments

  1. Michele Serra il Ratto-interTriste dei fori romani: se sapesse…

    Amarcord, un divertente pezzo di Michelone Serra sulla lotta di successione in casa Agnelli, e sulla presunta evasione fiscale dell’Avvocato. Ci siamo veramente fatti quattro risate. Da notare che l’autore, da buon interista, non ha resistito alla tentazione di sfottere la tanto odiata Juventus, infatti scrive:

    “Gli esponenti dei rami minori (come gli Agnelli-Esposito e gli Agnelli-Pautasso) devono accontentarsi di cartoline postali di dubbia autenticità, come quella di nonno Giovanni, datata 1923, indirizzata a Sergio Agnelli detto il Geometra, nella quale lo nomina presidente della Juventus, raccomandandogli di comperare un certo Balotelli”.

    Ah, se il buon Serra sapesse che la prima vittima della guerra in casa Agnelli è stata proprio la Juve! Ma tant’è, verrà il tempo in cui anch’egli dovrà prenderne atto. Però, come sarebbe bello se, ogni tanto, il fine polemista bolognese usasse la sua arguzia per scrivere anche dei propri beniamini.

    Per esempio, non sarebbe male un articolo sulla famiglia Moratti, beneficiaria del tanto discusso Cip6. Oppure sulle strane contorsioni social-politiche della famiglia: un fratello con moglie berlusconiana e sindachessa di Milano (pura destra!), l’altro addirittura con moglie nel partito dei Verdi (se permettete, per un petroliere è il massimo), é lui stesso che spesso ama definisce di…sinistra! Oppure ancora si potrebbe esercitare, sulla sua “amaca”, discettando delle condizioni nelle quali lavorano i dipendenti (diretti e indiretti) del mecenate milanese).

    Spieghiamoci meglio: non vorremmo che Serra, qualora leggesse queste quattro umili righe, pensasse che siamo preoccupati delle condizioni di lavoro in cui versano suoi campioni a strisce nerazzurre: ci preoccupano molto le condizioni di lavoro degli operai della Saras. Anche memori dell’intimidazione via comunicato ufficiale redatto dagli avvocati della SARAS é… del “VOLO del BOVE”, la stampa non ne parla; anzi, i canali d’informazione scritta e parlata, coprono tutto e sempre sotto un manto di silenzio! Perché l’intimidazine? Forse anche alla Saras c’è qualcosa che non va?

    In una nazione normale, con una stampa normale, un po’ meno impegnata ad incensare continuamente i vari patrizi che siedono nei salotti buoni ed esclusivi, qualcosa si sarebbe senz’altro scritto…. Ma per rendere un serviggio all categoria, sulle sue “icone: Giammarco & Massimo Moratti”, potrebbe chiedere lumi al suo collega: Giorgio Meletti. Certo, con il rischio di sentirsi rispondere: “CHI TOCCA I MORATTI MUORE”!

    Ma forse ai tanti intellettuali engagé di quel che accade agli operai interessa poco. Troppo passatista e per nulla glamour parlare di queste cose. Oppure aspettano il via libera… oppure, dopo mani pulite e piedi puliti si aspetta un nuovo qualcosa di pulito… Ha, quanto sarebbe bene accoltare un’inchiesta sulle coscienze…. sporche! Sai che bello vedere il moralista Serra, mimetizzarsi da capobranco dei RATTI ai fori imperiali!

  2. Grande Michele Serra, intelligente, di una scrittura elegante. Molto bello anche il suo romanzo “Il ragazzo mucca”. Me lo regalarono quando spensi la sedicesima candelina e poi mi arrabbiai con mio padre perché l’aveva finito di leggere prima di me.

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