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IL MIOPE DI SPINOZA

IL MIOPE DI SPINOZA

Toc toc.

«Sì?».

«Cercavo il signor Van Der Meer».

«Non sono io. Dovete aver sbagliato porta».

«Siete sicuro? Perché mi hanno detto di venire al numero 7 di questa strada».

«Questo è il numero 37. Il 7 credo sia là in fondo».

«Dove?».

«Là. Vedete?».

«No, a dire il vero non vedo molto. Non è che potreste accompagnarmi fino al 37?».

«Il 37 è questo. Voi dovete andare al 7. E comunque avrei da fare».

«Siete un fioraio?».

«No. Perché?».

«Ho visto adesso il nome sulla porta: Spinoso. Dovrete avere a che fare con le rose, per un soprannome del genere».

«Non Spinoso; Spinoza. È il mio nome».

«Ah, Spinoza… Mi suona familiare, ma non mi pare un nome delle nostre parti. Da dove venite? Rotterdam?».

«I miei genitori venivano dal Portogallo».

«Oh, il Portogallo. Bella terra. E cosa vi ha portati qui in Olanda?».

«Veramente avrei da fare, signore. Guardate: se proseguite dritto per la strada arrivate senza problemi al numero 7».

«Oh, ma non ho fretta, caro Spinoso. E poi, mi perderei».

«Spinoza».

«Spinoza».

«D’accordo, allora. Accomodatevi. Sedete lì. Devo finire un lavoro, poi potrò accompagnarvi».

«Che lavoro fate? Fioraio? Perché ho visto il vostro soprannome scritto sulla porta e…».

«Mi prendete in giro?».

«Chi? Io?».

«Voi».

«No. Perché dovrei? Neppure vi conosco».

«Uhm. Comunque, faccio il tornitore di lenti».

«Lenti? Uh, capitate a fagiolo, allora. Siete ottico?».

«Una specie».

«Siete sicuro di non chiamarvi Van Der Meer? Perché mi hanno detto che Van Der Meer è proprio un bravo ottico».

«Sì, sono sicuro di non chiamarmi così. Mi chiamo Spinoza, Baruch Spinoza».

«Eppure il vostro nome non mi suona nuovo. Siete bravo nel vostro lavoro? Siete famoso?».

«Sicuramente sono più bravo di quello che vi ha venduto le lenti che portate ora: mi sembrate cieco come una talpa».

«Eh, lo so. Anche quella volta che mi hanno fatto questi occhiali stavo cercando Van Der Meer, ma sono finito in casa di un certo Janssen o qualcosa del genere. Me le ha fatte lui, queste lenti. Non sono nemmeno sicuro che fosse un ottico: aveva scritto Spinoso anche lui, sulla porta».

«Spinoso?».

«Sì, ma lui aveva anche delle rose nello studio. Nel vostro non ne vedo. Anche se magari ci potrebbero essere: non vedo granché».

«No, non ci sono rose. Solo libri e lenti».

«Libri e lenti? Fate gli occhiali e poi li fate provare subito ai presbiti?».

«No, i libri sono lì per me. Studio e scrivo».

«Trattati di ottica?».

«No, per carità. Altre cose».

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«Io leggo molto, ma francamente non ricordo libri scritti da Van Der Meer».

«Ma io non mi chiamo Van Der Meer, porca di quella…».

«Uh, va bene, va bene. Non siete Van Der Meer. L’ho capito. Avete ragione, ho pure letto il vostro nome sulla porta. Janssen!».

«Spinoza».

«Ah, già. Spinoza. Portoghese. Ecco perché mi suonava familiare, allora: devo aver letto qualche vostro libro. Su, ditemi qualche titolo».

«Ho scritto qualcosa su Cartesio».

«Ah, Cartesio. Già, gran pensatore. Ma non credo d’aver letto roba vostra su Cartesio. Su, qualche altro titolo».

«Gli altri li ho pubblicati anonimamente. Non c’è il mio nome scritto sopra».

«E perché no?».

«Perché non voglio finire nei guai».

«Uh, per un libro, che sarà mai? Chi volete che li legga, i libri, oggigiorno?».

«Li legge sempre la gente sbagliata».

«Be’, suvvia, ditemi il titolo del libro anonimo. Cos’era, un libro in cui deridevate un qualche Statolder?».

«No, peggio».

«Peggio? Sarà mica…».

«Sì, quello».

«Parlavate di cose sconce? Guardate che ne ho letti, di libri così, ai miei tempi… È così che sono diventato quasi cieco».

«No, che avete capito? Niente cose sconce. Ho detto “peggio”, ma peggio per davvero».

«E cosa volete che ci sia di peggio delle cose sconce, a questo mondo?».

«La religione».

«Ah, mamma. Ma allora siete anche un poco fesso, scusate. Non lo sapete che di religione è sempre meglio non parlare? Che il mondo là fuori è fatto di vari tipi di miopi, soprattutto quando si parla di religione?».

«Oh, lo so bene».

«E poi non dovreste raccontarmi queste cose. Perché, vedete: io sono un pubblico ufficiale. Ora che so che avete pubblicato delle opere contro la religione, sono tenuto a far rapporto. Fossero state cose sconce, avrei potuto sorvolare, in cambio magari di una copia, di una sbirciatina, ma così no. Non posso rischiare. Prima o poi si saprà che sono stato nel vostro studio, e devo denunciarvi prima che denuncino me. Non avete nulla da dire?».

«Che volete che dica? Ormai sono abituato a tali accuse».

«Ebbene, accompagnatemi fuori. Da lì saprò trovare la strada per il mio ufficio. E aspettatevi presto una visita delle guardie pubbliche. Ripetetemi solo il numero civico di casa vostra, ché al momento non lo ricordo».

«Il… il 7».

«Bene. Arrivederci, signor Van Der Meer».

«Arrivederci, signore».

Ermanno Ferretti

Storia semiseria e illustrata della filosofia occidentale

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Ermanno Ferretti

Ermanno Ferretti – sul web noto anche come “scrip” – ha 35 anni e insegna storia e filosofia da quando ne aveva 21. È da allora che porta stabilmente la barba e ha deciso di farsi crescere la pancetta da impiegato, unicamente con lo scopo di differenziarsi dagli alunni che, all’epoca, erano quasi suoi coetanei; ora che è più vecchio e non avrebbe più bisogno di camuffarsi, si è però affezionato sia alla barba che alla pancia, ed è solo per questo che continua a tenerle. È nato ed è sempre vissuto a Rovigo, una città che può sembrare anonima e provinciale, ma che in realtà ha le caratteristiche delle grandi capitali europee: la nebbia di Londra, la puzza di Parigi, le case in disfacimento di Berlino Est. Tra i titoli di cui va più fiero ci sono quelli di “Mister Asilo 1983”, “Utente Twitter più simpatico dell’anno 2010” e “Profesore dell’anno” (proprio così, col refuso) assegnatogli qualche anno fa dai suoi studenti della bassa. Nel 2011 ha pubblicato con Fazi il libro “Per chi suona la campanella”, racconto di un anno di scuola attraverso 700 tweet che gli è valso l’inclusione addirittura in alcuni libro di testo delle superiori e citazioni da parte di psicologi (per fortuna non come caso clinico). Ha una moglie e tre figli che sta cercando con scarso successo di avviare alla filosofia e cura il sito di approfondimento culturale Cinquecosebelle.it. Il suo sito personale è www.ermannoferretti.it.

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