Pages Menu
Categories Menu

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza, Ultimi Articoli

INTERVISTA A CHIARA MOSCARDELLI

INTERVISTA A CHIARA MOSCARDELLI

Chiara Moscardelli, nata a Roma ma milanese da anni, ha esordito per Einaudi con Volevo essere una gatta morta. Dopo La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) sempre per Einaudi, nel 2015 ha pubblicato con grande successo Quando meno te lo aspetti con Giunti. Per la stessa casa editrice, nel 2016, è uscito il suo ultimo esilarante romanzo, Volevo solo andare a letto presto.

Cosa leggi in genere?

Adoro la letteratura americana, da Steinbeck a Don Winslow. Sono una fan sfegatata di Raymond Chandler come scrittore ma soprattutto come sceneggiatore. Ne La fiamma del peccato di Billy Wilder c’è la donna che avrei voluto essere nella vita, la gatta morta per eccellenza, la femme fatale interpretata da Barbara Stanwyck. Quante volte avrei desiderato dire ad un uomo: “No, non ho mai amato, né te né nessuno. Sono guasta dentro”. Purtroppo potrei solo dire: “Ti ho amato troppo, al contrario di te” e poi scoppiare a piangere, che non è proprio una frase da donna fatale.
E poi quel film era tra i preferiti di Woody Allen, il mio mentore!

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Accidenti, mi sa che ho già risposto e ovviamente nel posto sbagliato. Ma ne ho molti altri! Lansdale, Nesbo, De Lillo. I grandi classici, che leggo e rileggo: Il conte di Montecristo (tra i miei preferiti), Delitto e castigo, I Demoni, Cime tempestose (ovviamente) e la mia amata Jane Austen. Agatha Christie e Shakespeare. Potrei continuare per ore, ma mi fermo qui…

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Nooo impossibile rispondere!!! Impossibile sceglierne uno! Sono decine e decine…
Forse, per amore di coerenza, Il Conte di Montecristo. C’è tutto: amore, vendetta, rinascita, tradimento, avventura, intrigo. Sono andata a Marsiglia solo per visitare lo Château d’If e la sua cella. La mia amica non faceva che ripetermi: “Chiara, lo sai vero che è finzione?” Ma io non le ho badato più di tanto. Per me il Conte di Montecristo è reale.

Lo scrittore umoristico preferito?

Adoro l’umorismo inglese. Quindi Alan Bennett. Ma il mio vero e assoluto padre spirituale non è uno scrittore. È Woody Allen. Lo trovo geniale. Provaci ancora Sam lo cito in continuazione, come quando Sam/Woody deve prepararsi a fare nuovi incontri dopo il divorzio : “Era meglio se mi vedeva prima. Non mi va di andare ad un appuntamento con un ragazza che mi vede per la prima volta, se rimane delusa e si mette a ridere o a strillare?! Una volta una studentessa del Brooklyn College si affacciò alla porta, mi vide e svenne… ma era debole per la dieta dimagrante”.
Una frase che avrei potuto dire io!

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Woody Allen (scusate, lo so, sono ripetitiva).
Ma anche le sceneggiature di Hitchcock, Caccia al ladro, su tutte. I dialoghi tra Cary Grant (John Robie) e Grace Kelly (Frances Stevens) sono incredibili, moderni, sensuali, ironici: “Siete in Europa a comprarvi un marito?” chiede John Robie a Frances. “L’uomo che io voglio non ha prezzo” risponde lei in modo suadente. “Beh, questo mi elimina…”.
In generale la maggior parte dei film con Cary Grant hanno una sceneggiatura d’eccezione.
Penso a Sciarada di Stanley Donen. Il personaggio femminile è interpretato dalla magnifica Audrey Hepburn (Regina Lambert). Nella scena iniziale i due si incontrano per la prima volta in un rifugio in montagna ed immediatamente il dialogo è scoppiettante:
“Esiste un signor Lampert?” Chiede Cary Grant/Peter a una Regina bellissima e apparentemente indifferente. “Sì!” Risponde lei. “Congratulazioni!”. “Non c’è di che, sto per divorziare!”. E lui: “La prego, se è per me non lo faccia!”
Ecco, se riuscissi a scrivere dialoghi del genere, sarei la donna, anzi no, la scrittrice più felice del mondo!

Che tipo di humour prediligi?

Quello inglese. Anche Agatha Christie, suo malgrado, è ironica. Shakespeare lo è!

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Che fatica! La trama, la stesura, sono una passeggiata a confronto. Strappare una risata, genuina, senza usare un gergo volgare è la cosa più difficile al mondo. Fare piangere è più semplice e infatti mi domando sempre chi me lo ha fatto fare! Diciamo che la battuta viene, quando viene, di getto. Poi la limo, la taglio, la allungo, spesso la riscrivo completamente. Ma nasce spontanea e all’improvviso.
Magari non ha alcun collegamento con quello che sto scrivendo ma devo cogliere l’attimo e allora la scrivo lo stesso. Poi la sposto dove fa più effetto.

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

“Truth is stranger than fiction” scriveva Mark Twain. E io sono d’accordo con lui. Non ho mai dovuto inventare granché, a dir la verità. Trovo tutto nella vita reale. I miei personaggi li incontro tutti i giorni. Quelli principali sono i miei migliori amici, poveretti loro. Negano, ovviamente, di avere determinate caratteristiche, ma alla fine si devono arrendere alla dura realtà.

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Il senso dell’umorismo è vita! Aiuta a vivere meglio anche se non mi fa trovare un uomo, un compagno (loro odiano le donne ironiche, checché ne dicano). Se hai senso dell’umorismo non ti prendi sul serio e riesci persino a prendere le distanze da cose difficili e quindi ad affrontarle meglio.
È pur vero che io stessa, un uomo che si guarda troppo l’ombelico proprio non lo vorrei. Quindi alla fine, per citare Furio/Verdone: “Allora vedi che la cosa è reciproca?”

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Sai che non lo so? Io ce l’ho sempre avuto. Anche quando da bambina le compagne di classe mi bullizzavano (quelle più carine, ovviamente), io ci trovavo sempre un lato comico (in loro e in me).
Penso però che una volta che ce l’hai, puoi senz’altro migliorarlo, affinarlo, ecco.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Assolutamente no! Se fai ridere non fai neanche letteratura! Non sono mai stata invitata ai festival, infatti. In più sono una donna. Fossi stata un uomo sarebbe stato diverso, almeno ai festival mi avrebbero invitata!

Progetti futuri?

Tanti. Ora sono alle prese con una trilogia gialla. Ma sempre ironica eh!

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, Ultimi Articoli

INTERVISTA A GIOVANNA ZUCCA

INTERVISTA A GIOVANNA ZUCCA

Giovanna Zucca vive a Treviso e lavora in ospedale. Nel 2011 ha esordito con Mani calde, vincendo il Premio Rhegium Julii Opera Prima 2012. Il suo secondo romanzo, Una carrozza per Winchester, ispirato alla vita di Jane Austen, ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Merck Serono 2014. Laureata in filosofia, collabora con il Centro studi sull’etica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Con Assassinio all’Ikea, del 2015, ha inaugurato una fortunata serie di gialli tutti da ridere su fatti e misfatti della vita in provincia. Protagonista la coppia di investigatori formata dal commissario Loperfido e la sua giovane assistente Luana Esposito, al centro anche di Turno di notte. Lo strano caso del Fatebenesorelle, appena uscito in libreria.

 

Cosa leggi in genere?

In prevalenza gialli ma ho una vera passione per i romanzi d’amore ottocenteschi e i libri umoristici. La verità per essere afferrata va nascosta: in parabole oppure in testi ironici e umoristici. Platone disse di Socrate: Ascoltando i suoi discorsi all’inizio sembrano ridicoli perché non fa altro che parlare di asini e di fabbri. Ma, se li apri e ci guardi dentro, prima di tutto ti accorgi che hanno un senso profondo, e poi che sono addirittura divini. Ecco alcuni autori sono divini.

 

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Su tutti Jane Austen. Con una narrazione accurata e una felice scelta delle parole ella crea uno dopo l’altro i suoi buffoni e in tre righe ci mette davanti agli occhi la matrona supponente che altezzosa batte il bastone a terra per richiamare l’attenzione. E quando con maestria sublime le dà della sciocca questa senza sospettarlo alza il naso con sussiegosa condiscendenza. Penso alla signora Bennet di Orgoglio e pregiudizio. O mister Collins o ancora la signora Bertram che ipocondriaca e pigra si sente come colei da cui dipendono le sorti dell’intera famiglia. La Austen percepisce il mondo attraverso la consapevolezza delle sue contraddizioni e il suo umorismo coglie il lettore sorprendendolo per l’assenza di cattiveria.

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Mansfield Park per la genialità con la quale la Austen ha creato la Signora Norris. è uno di quei romanzi in cui finisce la letteratura e inizia l’Arte.

 

Lo scrittore umoristico preferito?

Nei confronti di Luciano De Crescenzo ho una forma di adorazione che sfiora la psicosi. La sua serie sulla filosofia greca mi ha folgorata e a dispetto di insegnanti tromboni che ho avuto la sventura di trovare sulla mia strada mi ha fatto innamorare dei sommi greci.

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Tanti, troppi. E siccome sono troppi forse infine cerco di non imitare nessuno.

 

Che tipo di humour prediligi?

Quello che si prende gioco della grande tragedia che ci tocca. Ci pensiamo esseri infiniti e immortali e non lo siamo. Nasciamo, viviamo, moriamo. Non necessariamente in quest’ ordine.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Nascono di getto.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

Oh sì. Rubo ovunque. Agli amici, ai colleghi, un tic di un signore di passaggio che alza la spalla al momento di estrarre le chiavi dell’auto.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Un grande valore. Umorismo e ironia sono lame di bisturi di recidono il superfluo. In fondo siamo delle possibilità con l’illusione di essere certezze e l’umorismo ci permette di vedere orizzonti laddove la sua assenza evidenzia solo confini.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Credo fortemente si tratti di un’inclinazione naturale. E credo si tratti di una modalità dell’intelligenza. Peccato che non si possa usare con tutti. Ma…me ne darò requie.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Mi pare di no. Mi guardo intorno e vedo un sacco di gente che si prende molto sul serio mentre io sono convinta che apprezzare l’umorismo sia elevare la propria anima.

 

Progetti futuri?

Interrogarmi su me stessa e darmi un bel voto.

 

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE

INTERVISTA A FABIO GENOVESI

INTERVISTA A FABIO GENOVESI

 

Fabio Genovesi è nato nel 1974 a Forte dei Marmi. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City ed Esche vive (pubblicato nel 2011 e tradotto in dieci Paesi), il saggio cult Morte dei Marmi (per la collana Contromano di Laterza) e Tutti primi sul traguardo del mio cuore, diario on the road della sua avventura al Giro d’Italia.

Con l’ultimo romanzo, Chi manda le onde (Mondadori), già vincitore del Premio Strega Giovani e nella cinquina dei titoli finalisti, è in corsa per il Premio Strega di quest’anno.

Cosa leggi in genere?

Di tutto, quasi. Di solito leggo tanti libri insieme: un romanzo, racconti sparsi spesso dell’orrore o comunque di fantasmi, vecchi diari di viaggio, storie di esploratori, manuali assortiti che vanno dalla navigazione all’allevamento dei canarini. Ne comincio molti di libri, ne finisco pochi, perché se non mi piacciono li lascio per strada e tiro dritto, sperando che qualcun altro li raccolga e li apprezzi di più.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Mark Twain è il primo nome, primissimo. Poi Joseph Conrad, John Fante, Stephen King, Erskine Caldwell, Shirley Jackson, Flaiano, Landolfi, Bianciardi, Collodi… in genere gli autori che non hanno paura di lavorare a temperature altissime, che sanno far ridere e piangere e scaldarti la pelle.

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

La città dei ladri, di David Benioff.

Lo scrittore umoristico preferito?

Mark Twain, appunto. È insuperabile nella singola frase piantata lì, ed è gigantesco alla distanza. E ha vissuto una vita piena di tante cose diversissime e clamorose. Sì, decisamente Mark Twain.

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Quando scrivo, i miei modelli sono gli anziani del mio paese e di tutti i paesi che giro. Adoro mettermi lì ad ascoltarli, e farmi raccontare le loro storie stupende, piene di divagazioni e cambi di rotta spesso irredimibili, partono per dirti una cosa e finiscono da tutt’altra parte, però spesso quest’altra parte è ancora più preziosa. E poi aprono e chiudono parentesi che sono finestre su mondi sfolgoranti, e tu ti innamori di queste finestre ma poi le chiudono per sempre e tu poi ci ripenserai, domandandoti “chissà che fine ha fatto quello lì che si vedeva dalla finestra”, ma non lo saprai mai, e nemmeno loro lo sanno. Non sanno niente, sono solo grandissimi narratori. Sono i miei modelli.

Che tipo di humour prediligi?

Quello che ti fa ridere di cose e situazioni di cui non dovresti ridere per niente. Il colpo di riso per qualcosa di sbilenco, di stridente con una situazione seria o anche drammatica e cupa, il corpo e la mente che nonostante tutto sentono ancora la voglia e lo schizzo di ridere, perché la vita nei suoi momenti più veri è questa cosa qui: che ti fa ridere e piangere insieme.

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Le battute costruite sono come quegli uomini insopportabili che gli piace una e  le chiedono di uscire e passano una giornata a organizzare, pensano al locale giusto, al tavolino con l’illuminazione perfetta per l’aperitivo, al ristorante con l’atmosfera migliore e nel quartiere più suggestivo, alle parole da dire, al tono impostato della voce… poi ci finiscono a letto e non sanno che fare. Ecco, questo sono per me le battute costruite, una triste alternativa al calore della vita.

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

A volte nascono dalla pura fantasia, più spesso da persone vere. Ma non persone che conosco, sono i volti che incrocio nelle stazioni, quelli che guidano nell’altra direzione in autostrada, a volta persone che stanno ai miei incontri e mentre parlo mi ci fisso: storie e vite che sfioro appena, che non conoscerò forse mai davvero, e allora per compensare questa mancanza mi invento le loro vite, butto su carta quello che fanno secondo me, come mai sono così, dove stanno, cosa fanno, cosa vogliono. Qualcuno non va oltre la carta, altri diventano i personaggi delle mie storie. E così, anche se in realtà non ci conosciamo e non ci vediamo, diventiamo più che amici, molto di più.

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

L’umorismo è quasi tutto. Chi non ce l’ha, non posso frequentarlo per più di tre minuti. L’ironia è importante, ma ancor di più l’autoironia, se non sai ridere di te stesso non sai farlo nemmeno del resto, l’umorismo per funzionare ti chiede di stare sempre sulla soglia, sempre pronto a scappare dalla casa del buon senso e della pacatezza e del rispetto, per tuffarti nel mare dello sbilenco e dello strano e dello smisurato.

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Si può coltivare, ma non si può piantare dal nulla. Ci nasci. È più facile nascere col senso dell’umorismo e poi farlo morire con una vita triste e senza slanci. È invece impossibile crearselo, ce l’hai o no.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

No. All’opposto. Abbiamo sempre avuto grandissimi autori, ma l’ambiente è così ingessato e anzi mummificato che gli dei a cui ci si rivolge sono la pacatezza, la raffinatezza, Sua Maestà la Noia. Come se il far stare bene fosse un peccato, o comunque una sciocchezza. Io non amo le storie che fanno solo ridere, e nemmeno quelle che fanno solo piangere. Cerco di fare entrambe le cose, perché la vita nei suoi momenti più intensi è così, ti fa ridere e piangere insieme, questo è quel che mi piace e che cerco di fare nei miei libri. Mi capita ogni tanto qualche lettore che mi dice “spero di non offenderla, ma in certi punti del suo libro ho riso tantissimo”. Come fosse una colpa, stare bene.

Progetti futuri?

Continuare per la mia strada, e continuare a non sapere qual è.

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza, Ultimi Articoli

INTERVISTA AD ANTONIO PASCALE

INTERVISTA AD ANTONIO PASCALE

 

 

Antonio Pascale è autore di numerosi libri tra cui La manutenzione degli affetti, Passa la bellezza, S’è fatta ora, tutti caratterizzati da un tono delicato, ironico, spesso malinconico. Il suo ultimo romanzo, Le attenuanti sentimentali, mescola alla perfezione intelligenza e humour.

Cosa leggi in genere?

Molti saggi, pochi romanzi, e libri per ragazzi. Dai saggi imparo molto, dai romanzi meno (più che altro è una questione di forma narrativa, a volte la trovo usurata) e dai libri per ragazzi una dose piacevole di ingenuità.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Troppi. Ne scelgo una, Alice Munro.

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Un racconto, La signora con il cagnolino, Cechov.

 

Lo scrittore umoristico preferito?

Due intellettuali veri, Aristofane e Mark Twain, le donne in assemblea e il diario di Adamo ed Eva, quest’ultimo credo, il più bel trattato, (direi definitivo) sulla genesi dei nostri sentimenti, non chi siamo ma come siamo arrivati fin qua.

 

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Ecco appunto, non scrivo (almeno non abbastanza narrativa) o perché ho troppo modelli e non riesco a farli confluire tutti in un libro, e al contrario, tutti quelli che  esamino, per accidente o per scelta, in un particolare momento della vita, non mi piacciono.

 

Che tipo di humour prediligi?

In verità mi piace la comicità, stile Paperissima, altrimenti quel tipo di humour usato come difesa dalla morte, quello mi piace, l’importante è che sia diretta principalmente verso te stesso o verso i membri del tuo stesso club, insomma scompagini invece di impaginare certezze.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Dunque, alcune sono di derivazione casertana, cioè nascono dall’abitudine al bar e allo sfottò, alte, la maggioranza le indovino (se le indovino) costruendo delle storie (quando riesco a costruirle). Comunque il metodo è sempre lo stesso, un difetto, un tic, diventa motivo di gioco e quindi, si spera, di conoscenza.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

Sì, sempre. Gli scrittori che si documentano sono bravi ma non li capisco, cioè non capisco come fanno (ed è questa la loro bravura) a documentarsi.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Dipende dalla paura della morte.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Dipende se coltivi la paura della morte.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Uhm,  non saprei, in genere vince il sarcasmo contro gli altri, che è un modo per giudicare i buoni e i cattivi e salvarsi  l’anima.

 

Progetti futuri?

Appunto, ho 50 anni, vado verso i 60, e in un attimo compirò ’80 anni, quindi dato lo scarso tempo a disposizione, mi piacerebbe non mollare.

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza, Ultimi Articoli

INTERVISTA A CRISTIANO CAVINA

INTERVISTA A CRISTIANO CAVINA

 

 

Cristiano Cavina è l’autore di libri teneri e divertentissimi (tutti editi da Marcos Y Marcos) ambientati per lo più nel suo paese natale: Casola Valsenio in provincia di Ravenna. Poco amante dello studio, ha lavorato come muratore, portalettere e pizzaiolo, attività che svolge fieramente tutt’ora e di cui ha rivelato tutti i segreti nell’ultimo La pizza per autodidatti. Vincitore di diversi premi (dal Tondelli al Vigevano fino alla selezione Premio Strega 2009 con I frutti dimenticati), per la collana Contromano di Laterza, ha pubblicato Romagna mia, raccolta di pezzi ironici a sfondo autobiografico, come del resto tutta la sua opera.

Cosa leggi in genere?
Io leggo un po’ di tutto, anche saggistica o poesia, ma soprattutto romanzi. Un mucchio di romanzi.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Beh, dipende. Da lettore, ci sono un sacco di grandi romanzieri anglosassoni che sono i miei autori preferiti, quelli che scrivono onestamente per intrattenerti, tipo Ken Follet o John Grisham. Ma poi dipende con chi sto parlando, perché i miei preferiti sono anche i sudamericani, più o meno tutti.
E sono i miei autori preferiti anche un paio di italiani ahimè scomparsi da tempo, che nessuno o quasi legge più, tipo Parise e Guareschi.
Senza dimenticare Fante e Soriano.
Sono tutti più o meno pari merito.
Se proprio devo nominarne qualcuno, tipo tre, allora dico Eduardo Galeano, Dumas padre e Stephen King. E Mark Twain.
E anche Ed Mcbain!

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?
Casa d’altri di Silvio D’Arzo. Oppure tutto Don Camillo. Oppure Tutto Soriano.

Lo scrittore umoristico preferito?
Credo che sia Mark Twain. Vabbè che la risposta giusta a tutte le domande sulla narrativa è sempre Mark Twain!

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?
Io credo che la mia voce, quella con cui scrivo le mie storie, sia un misto di autori che ho amato da ragazzo, Guareschi, Soriano, Twain, Fante, Parise; è impossibile elencarli tutti: è una miscela di tutto quello che ho amato leggere e anche di quello che ho ascoltato.

Che tipo di humour prediligi?
Non so, non credevo che esistessero tipi diversi di humour.
A me piace sia quello genuino alla Guareschi, quello stralunato alla Campanile, ma anche quello più raffinato alla Alan Bennet. Anche se per me, le pagine più ironiche della narrativa di tutti i tempi sono il capitolo sul combattimento dei galli ne Il Giorno della Locusta di West.

Le battute: le costruisci o nascono di getto?
Mah, direi che è da quando sono bambino che dico cavolate o che ne ascolto: è un misto di memoria e improvvisazione.

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?
I miei personaggi, nella maggior parte dei casi, si rifanno alle persone che ho visto e vedo continuamente intorno a me a Casola Valsenio, il mio paese. Cioè, sono proprio loro. Non mi sono nemmeno mai preso la briga di cambiargli il nome.

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?
Se non sai riderci su, il nostro diventa un brutto mondo in cui campare.

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?
Boh! Ma credo più la prima che la seconda. Credo sia più un’attitudine innata, o quantomeno assorbita fin da piccoli nell’ambiente in cui siamo cresciuti, magari anche sviluppata come antidoto a quanto ci circondava, che qualcosa che si può imparare un po’ alla volta come il latino. Non penso si possa apprendere da adulti.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?
Non so se in Italia c’è un genere umoristico. In Italia l’unico genere è il giallo, al massimo ci sono un mucchio di commissari o investigatori con il senso dell’umorismo.
Ci sono però ottimi scrittori umoristici ma non so dire se sono considerati o meno. Posso dire che li considero io. Penso a Morozzi, per esempio, o a Vitali.

Progetti futuri?
Io non ho mai progetti futuri. Io faccio tutto all’improvviso, a precipizio, con l’acqua alla gola. Non sono mica buono a progettare le cose. Se ero buono facevo l’ingegnere o l’architetto, mica il pizzaiolo.

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More