Pages Menu
Categories Menu

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza

INTERVISTA A FEDERICA BOSCO

INTERVISTA A FEDERICA BOSCO

 

Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha scritto più di dieci romanzi (tra cui Mi piaci da morire, L’amore mi perseguita e S.O.S. amore, Premio Selezione Bancarella) due “manuali di sopravvivenza” e una trilogia per ragazze, libri tutti di grande successo. Autrice amatissima, propone ogni volta storie brillanti e godibilissime per qualsiasi tipo di pubblico. Ultimo nato: Non tutti gli uomini vengono per nuocere.

  • Cosa leggi in genere?

Leggo molta narrativa inglese mi piacciono le giovani scrittrici ironiche tipo Stella Newman, o quelle molto scorrette come Chelsea Handler.

  • Quali sono i tuoi autori preferiti?

Jojo Moyes, Nora Ephron, Shalom Auslander.

  • Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron.

  • Lo scrittore umoristico preferito?

David Sedaris.

  • Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Magari ce li avessi dei modelli! Sono un’autodidatta!

  • Che tipo di humour prediligi?

Quello anglosassone.

  • Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Devo dire che i dialoghi sono la parte che preferisco e mi vengono in maniera spontanea, se ci devi pensare troppo, una battuta non fa più ridere.

  • I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

È sempre un mix fra ciò che immagini e le persone che conosci.

  • Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

L’80%? No dai facciamo il 90!

  • Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Diciamo che se sei circondato da persone che ne hanno sei avvantaggiato! Ma in linea di massima è una parte del proprio carattere che si può coltivare.

  • Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

In Italia è sempre il dramma a farla da padrone, ma io credo che sia molto più facile far piangere che far ridere.

  • Progetti futuri?

Un altro libro e un altro e un altro ancora…finché non esaurisco la vena! Poi mi cerco un vero lavoro!

 a cura di Alice Di Stefano

 

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

More Posts

Read More

Posted in Ultimi Articoli

PREMIO STREGA…TRA RICORDI E PRESENTE

PREMIO STREGA…TRA RICORDI E PRESENTE

 

Il passato

«[…] il Premio Strega. Saprai che è considerato il più prestigioso nella nostra repubblica delle lettere. Il mio editore (non io che considero i premi solo fonte di frustrazione e che non ho preso la patente per non sottopormi, adulta, a un esame) ha voluto parteciparvi puntando su di me. Prima di tutto ci vuole la presentazione di due Amici della Domenica. L’ho avuta, e di lusso: Dacia Maraini e Margaret Mazzantini (una bionda e una mora, come le vallette a San Remo). Poi, bisogna entrare in una dozzina: ci sono. Poi, viene il difficile: entrare nella cinquina dei finalisti, oltre la quale non potrei mai andare perché il vincitore è già praticamente stabilito ma che, comunque, fa vendere un libro. Nel frattempo è cominciata sottacqua la battaglia fra gli squali, cioè i grossi gruppi editoriali per i quali non esisto nemmeno. Povera Titti! Però ho avuto recensioni ottime, lettere commoventi, promesse di voto entusiaste da parte dei pochi “cani sciolti” ormai disgustati dal metodo. Ho gli amici, cui credo, e lettori appassionati che mi scrivono spontaneamente ringraziandomi. Mi basta e avanza».

Tratto da “Scendo. Buon proseguimento” di Cesarina Vighy. Nel 2009 Cesarina Vighy è rientrata nella rosa dei cinque finalisti del Premio Strega con il suo romanzo “L’ultima estate“, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2009.

Nella foto: Elido Fazi e la moglie Alice Di Stefano durante la finale del Premio Strega 2009

Il presente

Ci sono tanti “numeri primi”, tante solitudini. Quella di Cate indossa la taglia XXXL.

Cate,io“, di Matteo Cellini, anch’esso vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2013, è rientrato nella rosa dei dodici finalisti al Premio Strega 2013.

“Cate, io” è stato presentato da Filippo La Porta e Paola Mastrocola

Matteo Cellini, trentacinquenne di Urbino, ha scritto con Cate, io (Fazi) un romanzo teso e potente, al quale non è estranea la radicalità di Federigo Tozzi e la tensione espressiva di Landolfi (due scrittori citati nel testo). Immaginate il nostro mondo, con il suo culto della fitness, visto da una obesa di diciassette anni. Appena esce di casa la sua identità scompare: non è più Caterina ma Cater-Pillar, Cate-Bomba, Cate-Ciccia, destinata a salvare tutte le altre perché gli toglie dalle mani la palma della più brutta, della più grassa, della più sola… Caterina si costruisce una “stupida mitologia”, da Falstaff a John Goodman, ma non rinuncia a pensare: “Per fare me hanno impiegato più pongo che per fare te. Per questo motivo io corro più piano, respiro forte. Però siamo uguali”. Il fratello Gionata, anche lui taglia XXXL, annulla il corpo davanti al Mac: “arriverà a disabitare se stesso”. Il romanzo oscilla tra leggerezza di tono e un fondo tragico (lei ingurgita l’intero contenuto del frigo e viene ricoverata). Decisivo il colloquio con la prof che, apparentemente realizzata, le rivela la propria parte di fallimento. In ciascuno di noi infatti abita una “diversità” quasi sempre innominabile, che però – suggerisce Cellini – è la base di ogni vera relazione reciproca.
Filippo La Porta

Presento al Premio Strega 2013 il romanzo del giovane Matteo Cellini perché mi piace moltissimo la sua Caterina Cater-pillar Cate bomba, una diciassettenne soffocata dentro la palla di lardo di se stessa, offesa da un destino obeso che la relega nel recinto famigliare di altrettanti obesi  e che,  nel mondo di fuori, la lascia invece inerme e sola. La sua impietosa lucidità, attraverso lo stile limpido e tagliente di Cellini, riesce a rappresentare il disagio più universale di tutti coloro che, grassi o magri che siano, si sentono comunque diversi, esclusi, mai accettati. Fino al colpo di scena finale, al pirandelliano denudarsi della maschera, grazie al quale, vedendo finalmente anche il dolore altrui,  troviamo l’uscita dal carcere della nostra autocrudeltà.
Paola Mastrocola

…aspettando Publisher (settembre 2013)  di Alice Di Stefano. La storia di un uomo controcorrente. Il ritratto a tutto tondo di un editore con gustosi retroscena sul mondo dell’editoria.

Redazione

Redazione

Un mondo vario da regalare, condividere, amare.

More Posts

Read More