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COSA PASSA PER LA TESTA AGLI HIPSTER?

COSA PASSA PER LA TESTA AGLI HIPSTER?

 

Se sei Hipster, ti tirano le pietre.

Ma se hai un’acconciatura come si deve, i tuoi detrattori potrebbero ripensarci. O per lo meno il colpo della pietra verrebbe attutito da una cotonatura voluminosa.

Come ogni animale che si rispetti, anche l’Hipster quando sente la Primavera alle porte sente il bisogno impellente di una muta con i fiocchi.

Anzi: con i baffi.

Dato che lui di peli se ne intende eccome, basti pensare appunto a quelli proverbiali che porta sotto le narici e a quelli arruffatissimi della barba da boscaiolo per cui va in visibilio, è bene che si preoccupi pure della capigliatura.

Chi volesse farsi dare una sistematina alla zazzera o abbracciare la “hipster philosophy” ex novo, dicendo addio quindi al codino alla Baggio e optando per pettinature più chic, ecco un decalogo da studiare a memoria prima di sedersi sul seggiolone del Barber Shop o della parrucchiera di fiducia.

1)   Famolo strano – Il taglio dev’essere o ipersimmetrico o totally asimmetrico. Più è insolito, meglio si sposerà con il resto del vostro corpo hip.

2)   Se ne vedono di tutti i colori – Dite addio alla tinta castana (troppo ordinaria) e abbracciate nuove cromie tricotiche. Scegliete i colori più inverosimili, dal rosa shocking al verde fosforescente. I/Le più giovani optino per la tinta della vecchietta, ossia il capello grigio, bianco o celestino che sia.

3)   Frangetta sì, frangetta no – La frangia può andare bene, ma solo se cortissima, asimmetrica, bizzarra o colorata. In soldoni: niente frangettone anni Novanta alla Pamela di Non è la Rai.

4)   Capigliatura unisex – È l’hipster-cacio sui maccheroni, un escamotage infallibile per cuccare su ogni sponda: etero, omo, bi e chi più ne ha più ne metta! Sbizzarritevi dunque con i tagli cortissimi, le rasature e le creste.

5)   Tricopigmentazione – Vi ricordate la ciocca leopardata che Annalisa Minetti sfoggiò nel lontano 1998 sul palco dell’Ariston, cantando “Senza te o con te”? Se non ve la ricordate, sappiate che allora è Hipster (perché non mainstream, la solfa è sempre la stessa). I tatuaggi sui capelli potrebbero essere quella trovata geniale per cui farete un figurone all’Ostello Bello o ai concerti indie-rock.

6)   Ispiratevi ai nerd del Rock – Più assomiglierete a Dee Dee Ramone e ad Angus Young, più sarete considerati sexy. Davvero, non è una presa in giro.

7)   Shatush – Se inizialmente lo shatush (la tecnica di decolorazione che prevede lo schiarimento delle sole punte) era amatissimo dagli Hipster più agguerriti, ora è troppo di moda per essere alternativo al punto giusto. Potreste però contemplare varianti, tipo farvi decolorare le radici e non le punte o tingere le punte di colori fluo.

8)   Accessori – Sbizzarritevi condendo la vostra testolina con cerchietti, mollette, nastrini, spille, perline e fasce d’ogni foggia. Ma badate bene: il mollettone di plastica da casalinga di Voghera è bandito.

9)   Henné – Da preferire alle tinte chimiche, dal momento che il vero Hipster è anche un inguaribile amante del biologico. I più fissati potranno cercare un hair salon che usa solo prodotti naturali, asciuga i capelli senza utilizzare il phon e si serve di pannelli solari per l’illuminazione del negozio. Non lamentatevi però se i vostri capelli odoreranno poi di guano.

10) Tutti in riga – La riga in testa è una cosa in cui, volente o nolente, prima o poi ci si casca. Da evitare quella in mezzo che rende troppo scialbi/e. Preferite una riga molto laterale oppure una bizzarra, tipo a zig zag (ma mettete la sveglia almeno un’ora prima del solito per sistemarvela).

Se invece degli Hipster ne avete fin sopra i capelli, tenete pure il vecchio caro codino unto alla Baggio.

I baffuti nei paraggi vi eviteranno come la peste, garantito.

 
 

timthumb

Hipster dixit

Manuale per diventare un Hipster con i baffi

Camilla Sernagiotto

Baffi, occhiali, camicie a quadri, cupcake, bretelle, biciclette a scatto fisso, MacBook, skate, indie rock, Sundance Festival… Queste sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano la nuova tendenza dilagante i cui massimi protagonisti sono proprio loro: gli Hipster.

Per chi ancora non li conoscesse, trattasi di intellettuali un po’ nostalgici che amano fare shopping in boutique vintage o mercatini dell’usato, comprare dischi in vinile, guardare film d’essai, mangiare cibi biologici e sperimentare lo sperimentabile, purché non sia mainstream. Ma come si fa a trasformarsi in uno di loro?

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Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto è giornalista freelance e autrice televisiva. Si occupa di musica, cinema, moda e lifestyle. Ha pubblicato i romanzi "Sushiettibile" e "I bambini sono nati con successo" e per Fazi, ne Le Meraviglie, il doppio romanzo "Circuito Chiuso/Annales" (2012) e l'ebook "Hipster Dixit - Manuale per diventare un Hipster con i baffi" (2013).

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LE COSE DA NON FARE PER ESSERE HIPSTER

LE COSE DA NON FARE PER ESSERE HIPSTER

 

Essere o non essere hipster.

Questo è il problema.

C’è chi li detesta, chi li idolatra, chi li lapiderebbe, chi li emula, chi li evita come la peste, chi li adora.

E, anche, chi non sa nemmeno chi siano.

Chiunque voglia colmare l’ignoranza relativa a questa sottocultura che ultimamente è sulla bocca (baffuta) di tutti i Radical Geek e i Trendy Nerd, ecco un settalogo da seguire (un decalogo di sette punti, insomma. Il decalogo vero e proprio era troppo mainstream).

Si tratta di sette semplici regole che riguardano tutto ciò che NON dovrete assolutamente fare per approcciarvi alla hipster’s philosophy.

Dato che prima di costruire è bene distruggere le vecchie fondamenta che mal si adatterebbero al nuovo edificio, abbattiamo tutti i preconcetti, le vecchie mode che abbiamo abbracciato, i generi cinematografici ai quali ci siamo avvicinati e, soprattutto, buttiamo nella spazzatura le zeppe, gli orribili scarponcini Timberland inspiegabilmente in voga qualche stagione fa, i romanzi best seller che riempiono le nostre librerie e i DVD di blockbuster con cui abbiamo stipato la videoteca in salotto!

Ecco i 7 precetti da seguire senza remore:

1 – Libera gli armadi di tutto ciò che hai comprato nei Grandi Magazzini

T-shirt, abiti, pantaloni, scarpe, borse e quant’altro. Disfati di tutto ciò che è stato acquistato nei Supermercati o, peggio ancora, negli Outlet! Devi fare spazio al guardaroba degno di un hipster, quello vintage e di seconda mano scelto scrupolosamente al mercatino delle pulci che ti porterà una colonia di zecche in casa. Ma per apparire bisogna soffrire. E grattarsi, in questo caso.

2 – Sotterra in giardino i dischi di Justin Bieber, One Direction & compagnia bella

Sbarazzati immediatamente di qualunque album abbia venduto più di diecimila copie e fai spazio sulle mensole per dischi autoprodotti di gruppi mai sentiti che hanno registrato l’intera tracklist in cantina o nel sottoscala.

3 – Sbarazzati di Cinquanta sfumature di grigio e della saga di Harry Potter

Sfrutta il prossimo imminente bookcrossing cittadino per dare via quei bestseller che tutti hanno letto, dal tabaccaio al dentista. La tua libreria dovrà accogliere ben altro: pubblicazioni di case editrici indipendenti, fanzine autoprodotte e addirittura romanzi scritti a mano. In realtà per essere un vero hipster dovresti disintossicarti dalla carta e optare per un più etico ed ecologico eBook Reader, ma la metamorfosi dovrà avvenire un passetto alla volta, quindi per adesso basta disfarsi de Il Codice da Vinci e dei libri di Camilleri.

4 – Dite addio alle cibarie di massa

Fatevi un’ultima scorpacciata di patatine Fonzies, Gocciole Pavesi, Nutella, yogurt Danone e pasta Barilla in maniera tale da svuotare la dispensa e il frigorifero di quei cibi che un’indagine hipster (a un cittadino al di sopra di ogni sospetto) definirebbe senza dubbio alcuno: “dozzinali”. Vi aspettano spese assai differenti d’ora in avanti. Ricordate lo spesone del sabato all’Esselunga o alla Coop, quello in cui già buttavate via una buona ora e mezza del vostro week-end? Ecco: sappiate che adesso per una spesa normale ci impiegherete più o meno 3 ore, visto che frutta e verdura saranno da acquistare dall’ortolano, il latte dal mugnaio, la farina da… chi produce farina, il pesce in pescheria, la carne in macelleria e via dicendo. Buon fine settimana!

5 – Rottama il tuo cellulare antidiluviano e il tuo PC di cinque generazioni fa

Anche se entrambi sono ancora perfettamente funzionanti (ma a chi vuoi darla a bere?), è ora di chiudere in un cassetto il tuo vecchio Nokia 1100 e il portatile con cui tua madre ha scritto la tesi di laurea. Anche se si sono sempre dimostrati fedeli nei tuoi confronti, è giunto il momento di dir loro addio. Consolati pensando che tra pochissimo il loro posto sarà preso da aggeggi molto ma molto ma molto ma molto più fighi. Fidati.

6 – Buca il pallone da calcio e, se ce la fai, anche quello da Basket

Attacca le scarpette da calcetto al chiodo, sbarazzati del pallone da pallacanestro e fai spazio in garage per nuove attrezzature sportive assai più desuete e obsolete (mai sentito parlare del Tetherball e del Lawn Darts? Se non li conosci, significa che sono abbastanza hipster). Scordati anche l’abbonamento allo stadio o le partite di calcio guardate al bar con gli amici: il massimo che ti è concesso è assistere a una sfida di raffa alla bocciofila.

7 – Scordati Rimini e Riccione

Dimentica le mete più mainstream, quelle in cui tutti sono andati o andranno almeno quattordici volte nella vita. D’ora in avanti le tue ferie saranno su cocuzzoli di montagne sperdute, da trascorrere al seguito di pascoli di mufloni. Dite addio a Ibiza, Sardegna, Formentera e a tutto il litorale adriatico.

Benissimo. Ora che avete debellato tutto il debellabile (e il deprecabile, hipsteramente parlando), siete pronti per costruirvi la vostra nuova identità hipster.

Come?

Con Hipster Dixit – Manuale per diventare un Hipster con i baffi

Ecco un emoticon che potrà servirvi, tanto per cominciare:

:{

 
 

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Hipster dixit

Manuale per diventare un Hipster con i baffi

Camilla Sernagiotto

Baffi, occhiali, camicie a quadri, cupcake, bretelle, biciclette a scatto fisso, MacBook, skate, indie rock, Sundance Festival… Queste sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano la nuova tendenza dilagante i cui massimi protagonisti sono proprio loro: gli Hipster.

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Camilla Sernagiotto

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Camilla Sernagiotto è giornalista freelance e autrice televisiva. Si occupa di musica, cinema, moda e lifestyle. Ha pubblicato i romanzi "Sushiettibile" e "I bambini sono nati con successo" e per Fazi, ne Le Meraviglie, il doppio romanzo "Circuito Chiuso/Annales" (2012) e l'ebook "Hipster Dixit - Manuale per diventare un Hipster con i baffi" (2013).

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INDIE-GESTIONE DI BAUSTELLE

INDIE-GESTIONE DI BAUSTELLE

 

Prendete una band di folk rock DOC, marinatela con un ottimo soundcheck, aggiungete un pizzico di ballata cantautoriale e infornate il tutto a 35° (all’ombra) nella Baia del Silenzio e avrete una delle ricette più gustose di quest’estate: Baustelle in guazzetto.

Si tratta dell’appuntamento musicale più atteso della Summer ligure, almeno per quanto riguarda i palati sopraffini che amano degustare manicaretti alternativi da accompagnare a un buon bicchiere d’indie rock d’annata.

Sabato 20 luglio a Sestri Levante, nella cornice favolistica della Baia del Silenzio, Francesco Bianconi e i suoi compari aspetteranno i propri fan in riva al mare, per deliziarli con un live da leccarsi i baffi (da hipster).

Nel contesto dell’interessantissimo Mojotic Festival, la kermesse di alternative music che dal 2008 scrittura a Sestri mostri sacri dell’Olimpo Indie come i Marlene Kuntz, Brunori Sas e addirittura i Blonde Redhead (spesso facendoli suonare in bocciofile, balere e in altri posticini bazzicati sia da bisnonne sia da pronipoti in stile muy hipster), arriva finalmente la band senese più amata del Belpaese.

Ma il vero protagonista della serata magica che si prospetta non sarà né Bianconi, né l’unica femme del gruppo (Rachele Bastreghi), né la sabbia finissima che entrerà nelle Keds e nelle Vans degli astanti, bensì “Fantasma”.

Sesta fatica discografica dei Baustelle salutata da critica e pubblico con l’entusiasmo con il quale era attesa all’aeroporto Marilyn Monroe, l’album più concettuale del Curriculum Musicae della band senese conta diciannove tracce mirabilmente arrangiate dalla Film Harmony Orchestra di Breslavia.

Sarà per i testi, sarà per le citazioni di sinfonie barocche italiane mescolate a rimandi sonori degli Spaghetti Western e dei film di Dario Argento, sarà per il continuo riecheggiare Ennio Morricone e De André, fatto sta che questo album ci fa sentire a casa.

E poterlo sentire live in un fiore all’occhiello del nostro Paese come la Baia del Silenzio rende l’appuntamento del 20 luglio ancora più imperdibile.

Guarda il video della canzone “La morte (non esiste più)”

 
 

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Manuale per diventare un Hipster con i baffi

Camilla Sernagiotto

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Camilla Sernagiotto è giornalista freelance e autrice televisiva. Si occupa di musica, cinema, moda e lifestyle. Ha pubblicato i romanzi "Sushiettibile" e "I bambini sono nati con successo" e per Fazi, ne Le Meraviglie, il doppio romanzo "Circuito Chiuso/Annales" (2012) e l'ebook "Hipster Dixit - Manuale per diventare un Hipster con i baffi" (2013).

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INDIE-GESTIONE DI ATOMS FOR PEACE

INDIE-GESTIONE DI ATOMS FOR PEACE

 

Chiunque sia convinto che i lati B siano peggiori di quelli A, scacci questa falsa credenza popolare dalla propria testa.

Il retaggio della musicassetta in cui il B side si diceva fosse meno entusiasmante del primo lato è infatti da attaccare al chiodo.

Un esempio eclatante porta il nome di Atoms for Peace.

Non si tratta del secondo lato di un vinile o di una music tape, questo è vero, ma va comunque sotto quell’etichetta ormai tanto in voga di B project musicali, ossia quei progetti secondari varati dal tal componente di una band che incomincia a strimpellare nel tempo libero con un gruppo nuovo di zecca.

Il “tal componente di una band” in questo caso porta il nome altisonante di Thom Yorke, esimio cantante dei Radiohead che dal 2006 ha incominciato a prendere le distanze dal main group che l’ha portato al successo per sperimentare nuove strade sonore.

Proprio in quell’anno, infatti, uscì il suo debutto da solista, “The Eraser”, un gioiellino discografico molto apprezzato nella scena indietronica.

Per suonarlo dal vivo, Yorke scomodò nomi di tutto rispetto: Flea dei Red Hot Chili Peppers al basso, Nigel Godrich (storico producer dei Radiohead) al synth e alle tastiere, Joey Waronker (nel cui Curriculum Vitae spiccano collaborazioni con Beck e R.E.M.) alla batteria e Mauro Refosco, percussionista brasiliano già al soldo di niente po’ po’ di meno che David Byrne e Brian Eno.

Queste divinità musicali adorate dagli electro-indie addict scesero direttamente dall’olimpo del rock anni Novanta non solo per tramutare in live la tracklist di “The Eraser”,  ma anche per fondere il proprio sound con quello inconfondibile di Thom Yorke, vero e proprio marchio di garanzia di alternative music di un certo livello.

I Fab Five di cui sopra ci presero gusto a suonare assieme tanto da farlo in maniera continuativa e finalizzata a qualcosa che andasse oltre alla mera jam session. E la cicogna delle sette note dopo qualche anno di tentativi arrivò.

Il fiocco azzurro appeso in sala prove il 25 febbraio 2013 porta il nome di “Amok”, primogenito della si spera prolifica discografia degli Atoms for Peace.

Finalmente il gioiellino di elettronica sperimentale arriva anche in Italia, dove per la prima volta gli atomi per la pace (nome che omaggia il titolo di una traccia di “The Eraser”, tratto a sua volta da un discorso del 1953 del presidente Eisenhower sull’uso dell’energia atomica per scopi pacifici) suoneranno dal vivo in due date imperdibili.

Il 16 e il 17 luglio Thom Yorke & Co. saliranno rispettivamente sui palchi del Rock in Roma e dell’Alfa Romeo City Sound Festival di Milano per infiammare un pubblico già bollente all’idea.

La data milanese è la più attesa da chi vuole godersi una serata che abbia come protagonista assoluto “Amok” e si terrà presso l’Ippodromo del Galoppo di San Siro il 17 luglio.

E per la gioia dei più yorkiani, la scaletta del concerto alternerà tracce del disco degli Atoms a quelle dell’album da solista del buon vecchio zio Thom, “The Eraser” appunto.

Guarda il video di “Ingenue” degli Atoms for Peace

ATOMS FOR PEACE Live – 17 luglio

c/o l’Ippodromo del Galoppo di San Siro

atomsforpeace.info

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Hipster dixit

Manuale per diventare un Hipster con i baffi

Camilla Sernagiotto

Baffi, occhiali, camicie a quadri, cupcake, bretelle, biciclette a scatto fisso, MacBook, skate, indie rock, Sundance Festival… Queste sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano la nuova tendenza dilagante i cui massimi protagonisti sono proprio loro: gli Hipster.

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Camilla Sernagiotto è giornalista freelance e autrice televisiva. Si occupa di musica, cinema, moda e lifestyle. Ha pubblicato i romanzi "Sushiettibile" e "I bambini sono nati con successo" e per Fazi, ne Le Meraviglie, il doppio romanzo "Circuito Chiuso/Annales" (2012) e l'ebook "Hipster Dixit - Manuale per diventare un Hipster con i baffi" (2013).

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E TU CHE “TYPO” SEI?

E TU CHE “TYPO” SEI?

 

Un tempo relegato nel mondo sotterraneo delle stamperie, oggi il font è diventato inspiegabilmente uno dei tanti discorsi da bar che si possono origliare perfino a due tavoli di distanza (ma solo se si frequenta il bar giusto, quello che come minimo è stato ibridato da una ciclo-officina o da una libreria underground).

Chiunque sia inorridito arrivato alla quattordicesima parola di quest’articolo è senza dubbio uno che quei ciclo-bar li frequenta eccome, visto che ha scovato subito l’errore che ho consapevolmente commesso: lo so che font è femminile e che, dunque, l’articolo a esso correlato dovrebbe essere “la”, ma non ci riesco proprio a dire “la font”.

Figlia di un tipografo quale sono, mio papà mi ha cresciuta a pane ed Helvetica prima ancora che fuori dalla sua stamperia i caratteri tipografici fossero la quintessenza della coolaggine.

E se lui si concedeva la licenza poetica de “il font”, io seguo il suo esempio con orgoglio.

Chi l’avrebbe mai detto che nel giro di un paio di decadi il lavoro di mio padre sarebbe diventato talmente di moda da vederlo stampigliato non solo sui cataloghi e sui depliant aziendali, ma addirittura sulla pelle di tanti designer, architetti e fashion stylist!

Tra i font più gettonati c’è l’Helvetica, il carattere ideato dal direttore di una fonderia svizzera nel lontano 1957.

Si tratta di una delle tante fissazioni degli hipster, che tra un hamburger biologico, un tiro a bocce e una pedalata in sella alla loro fixie amano perdersi tra le maglie di questo typo che è stato consacrato come identificativo del loro modo d’essere.

Ma il mare dei font è un immenso oceano in cui perdersi, soprattutto per chi ama cose demodé (il demodé è il nuovo “alla moda”, sappiatelo) come l’arte calligrafica e il design applicato alla letteratura.

Personalmente non mi sento di sputare nel piatto in cui ho mangiato per anni, quello che porta il nome altisonante di Times New Roman, tuttavia ci sono caratteri che decisamente preferisco: dall’Arial al Cambria, dal Verdana al Prestige fino ad arrivare al Rosewood e al Lucinda Handwriting, ci si può sbizzarrire passando da uno stile friendly a un design più formale.

Per scoprire a quale Typo appartenete, ecco un mini-quiz che ve lo rivelerà.

Somma i punti delle risposte e scopri il tuo profilo… !!!

1)    Quale dei seguenti caratteri hai utilizzato per scrivere la tua tesi di laurea?

– non mi ricordo (1 punto)

– il Times New Roman (2 punti)

– il Cambria (3 punti)

2)    Devi mandare un invito per un party a una trentina di persone. Preferisci:

– scriverli a mano (2 punti)

– usare il primo carattere che ti capita (1 punto)

– batterli a macchina per conferire all’invito un aspetto retrò (3 punti)

3) Quando parli di font, dici:

– il font (2 punti)

– la font (3 punti)

– non mi è mai capitato di pronunciare la parola “font” in vita mia (1 punto)

4)    Sapresti riconoscere una scritta in Helvetica:

– anche a occhi chiusi (3 punti)

– non credo proprio (2 punti)

– qual è l’Helvetica? (1 punto)

5)    Prima di acquistare un libro, dai un’occhiata al tipo e alla dimensione del carattere con cui è stato stampato?

– no, non è certo uno dei miei metri di giudizio (2 punti)

– è la prima cosa che guardo (3 punti)

– mi prendi in giro? (1 punto)

6)    Hai mai sentito nominare Emil Ruder?

– no (1 punto)

– mi sembra di sì ma non ricordo in quale contesto (2 punti)

– certo. E ho anche letto il suo “Typographie: Manual of Design” (3 punti)

Somma i punti delle risposte e scopri il tuo profilo…

Da 6 punti a 10 punti: sei un banale Arial

La tipografia non è certo pane per i tuoi denti. Non distingueresti un carattere Comic dal Baskerville, il che non ti fa certo passare notti insonni dato che i font sono l’ultimo dei tuoi problemi. T’identifichi con l’Arial solo perché è il primo carattere disponibile quando scrivi una Mail su Hotmail, ma non riusciresti a riconoscere nemmeno quello. Vero?

Da 10 punti a 14 punti: sei decisamente un Garamond

Ami il design legato alla letteratura, dai importanza all’aspetto della stampa prima di acquistare un libro e di font ne sai parecchio. Il tuo carattere è incline al Garamond, il typo più utilizzato nell’editoria, quello che fu ideato dal tipografo francese Claude Garamond nel XVI secolo. Chicca per fonthaolic: si tratta del carattere usato dalle Ferrovie dello Stato per la corrispondenza e, fino al 1967, di quello utilizzato per stampare le cifre delle targhe automobilistiche italiane.

Da 14 punti a 18 punti: sei sia un Helvetica, sia un Frutiger, sia un Trajan etc. etc.

Il mondo della tipografia non ha segreti per te: conosci tutto quello che i comuni mortali vorrebbero sapere sui font (*ma che non hanno mai osato chiedere a uno stampatore). Con ogni probabilità sei un designer o un aspirante tale, hai una scritta tatuata sull’avambraccio in carattere Helvetica oppure hai appena deciso di fartela dopo questo test. Sei un bel Typo.

 

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Hipster dixit

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Camilla Sernagiotto

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