Pages Menu
Categories Menu

Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza

INTERVISTE SULLA NARRATIVA UMORISTICA IN ITALIA

INTERVISTE SULLA NARRATIVA UMORISTICA IN ITALIA

 

In questa pagina tutte le interviste raccolte finora sulla narrativa umoristica in Italia.

interviste umorismo narrativa Meraviglie Fazi Editore Ammaniti malvaldi Presta Benni Serra Bosco

Per la sezione Alice nelle Meraviglie (tuttora in fieri) sono intervenuti gli scrittori: Niccolò Ammaniti, Federico Baccomo Duchesne, Fabio Bartolomei, Stefano Benni, Stefania Bertola, Federica Bosco, Cristiano Cavina, Fabio Genovesi, Lorenzo Licalzi, Marco Malvaldi, Marco Marsullo, Chiara Moscardelli, Francesco Muzzopappa, Antonio Pascale, Stefano Piedimonte, Marco Presta, Michele Serra, Enrica Tesio, Giovanna Zucca.

Alice nelle Meraviglie è uno spazio di discussione dedicato espressamente alla narrativa umoristica. Attraverso le parole degli autori via via dedicatisi al genere, si vorrebbe creare un dialogo a distanza su questa specifica modalità narrativa, capace di spaziare dalla commedia alla satira, con leggerezza più o meno manifesta e l’uso di stili anche diversissimi. Le domande rivolte agli scrittori in questa serie di interviste sono state sempre le stesse, proprio a evidenziare eventuali differenze e rivelare il punto di vista di ognuno su un argomento troppo spesso considerato minore, specie in letteratura. I lettori con i loro commenti potranno arricchire quest’angolo di riflessione allargata in cui tutti sono invitati a intervenire con osservazioni e suggerimenti.

Qui la raccolta completa con tutte le interviste:

SCARICA GRATIS LA VERSIONE EPUB

SCARICA GRATIS LA VERSIONE PDF

Redazione

Redazione

Un mondo vario da regalare, condividere, amare.

More Posts

Read More

Posted in In evidenza

DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

 

 

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

Su Una posizione scomoda:

«Si ride dalla prima all’ultima riga».
Raul Montanari

«Si ride, e non c’è humour senza intelligenza. Bell’esordio».
Silvia Bombino, «Vanity Fair»

«La pesantezza e la seriosità sono talvolta una piccola pecca delle opere letterarie italiane contemporanee. Niente di tutto ciò in questo esilarante romanzo di Francesco Muzzopappa. E poiché non c’è humour che non si appoggi alla verità, non è errato ritenere che questa favola, più impegnata di quanto non sembri, dica qualcosa anche dell’aria cupa di questi tempi. Il tutto con la gentilezza della disperazione».
Olivier Mony, «Le Figaro»

Su Affari di famiglia:

«Affari di famiglia è una piccola tempesta di saette divertenti, battute gustose, scene da umorismo inglese che raramente punteggiano la nostra letteratura. Nel taglio algido e corrosivo dell’ambientazione c’è molto P.G. Wodehouse mentre l’umorismo colto e raffinato ricorda Evelyn Waugh. Di certo, qui si ride molto». 
Roberta Scorranese, «Corriere della Sera»

«Ci sono delle note di humour inglese in questa commedia satirica che inizia come un vaudeville, particolare per come prende le parti delle donne». 
«Libération»

 

LINK ACQUISTO EBOOK

LINK ACQUISTO CARTACEO

Redazione

Redazione

Un mondo vario da regalare, condividere, amare.

More Posts

Read More

Posted in Ultimi Articoli

NEMMENO HOUDINI (ESTRATTO)

NEMMENO HOUDINI (ESTRATTO)

 

 

«Maledetto cane», esordì la signora Moranti la mattina del 17 agosto 1938.

Alla fiera degli uccelli erano esposti alcuni cani di razza e Augusto Riva gliene aveva regalato uno. Era un giovane scottish terrier dai folti baffi neri, che spazzolava il pavimento a ogni passo e che aveva l’insopportabile difetto di farsela addosso ogni qual volta si emozionava. Essendo di carattere sensibile, un semplice «ciao» accompagnato da una carezza aveva un irrefrenabile effetto diuretico. Debolezza che costringeva la donna a lavare continuamente la tappezzeria.

Il maggiordomo, che aveva sentito le urla dalla stanza al piano inferiore, prese i suoi vestiti dall’armadio e li piegò con cura in una valigia di cartone color noce. Da quando era morto il padrone, aveva preso il vizio di rubare uno alla volta i pezzi di argenteria per rivenderli all’Amoretti e, certo di essere stato scoperto, mise in valigia un’ultima zuccheriera prima di darsela a gambe.

La vecchia Marta Lucia Moranti, aspra di natura e ancor più inasprita dal lutto, non aveva l’abitudine di vivere sola, né tantomeno aveva idea di come prendersi cura di sé e della propria casa. Per quanto la riguardava, il cibo cresceva in dispensa e si cuoceva sul fuoco come per magia. Dopo tre giorni di digiuno, convintasi che i prodigi e le uova strapazzate non avessero in realtà niente in comune, sparse la voce d’essere in cerca di un nuovo domestico. Sicuramente maschio, preferibilmente moro, possibilmente muscoloso, meglio se dotato d’occhi verdi. Adone mediterraneo, insomma, pressoché introvabile a Sarnico, novecento chilometri tondi da Bari.

In paese tutti la conoscevano e tutti immaginavano le cucchiaiate di nervoso da ingollare a starle vicino, così nessuno si faceva avanti. Il gioco non valeva la candela, tanto più che la vecchia era pure tirchia e non prometteva un adeguato compenso.

Allora la Moranti fece pubblicare un numero straordinario di un quindicinale locale, scritto da un gruppo di giovani reazionari di Iseo, inserendo sul fondo di ogni pagina un annuncio, a caratteri cubitali.

ASSUMESI DOMESTICO DI BELL’ASPETTO
PRESSO LA VILLA SUL LAGO. ASTENERSI SGORBI.

Il primo a rispondere fu un mezzadro ch’era appena stato sfrattato. Un uomo di campagna abituato a fare tutto da solo, senza famiglia, senza muscoli scolpiti e per di più privo di referenze. Aveva però una marcata inflessione dell’alta valle e tanto bastò a far venire i brividi alla signora. Dopo una decina di minuti trascorsi a estrarre contenuti dai suoi disarticolati fonemi, la Moranti gli ordinò di prepararle il pranzo come fosse una prova da superare e lo liquidò.

Il giorno seguente si fece avanti un uomo di mezza età tornato malconcio dalla prima guerra mondiale, con una voce fina e un affare di metallo sopra il ginocchio che riparava a una pallottola presa nella rotula. Non era bello, non era muscoloso, a guardarlo bene non pareva nemmeno un uomo, più un androgino, con spalle strette e fianchi larghi. La vedova non avendo di meglio da fare lo trattenne tutto il pomeriggio a chiacchierare, poi mancandole a dismisura qualcuno che pulisse dove lo scottish terrier sporcava, gli diede una spazzola e un secchiello.

Assunto. In prova. Per quindici giorni. Poi si vedeva. Ma il poveretto al giorno tre inciampò nello scottish terrier che gli girava attorno e si ruppe il femore. Colpa del tutore che gli proteggeva il ginocchio.

In mancanza di altri candidati seri la Moranti prese ad assumere chiunque gli capitasse a tiro. Giovani e attempati, istruiti e analfabeti, educati e burberi. Nuovi maggiordomi entravano e uscivano dalla casa al ritmo di un moschetto automatico Beretta che, nella versione del ’38, sparava cinquecento colpi al minuto.

Caricava e sparava, assumeva e licenziava.

E mano a mano che scorreva acqua sotto il ponte sull’Oglio, la nomea della vedova lievitava, si espandeva oltre il territorio di Sarnico e varcava i confini provinciali.

A un mese dall’inizio della trafila, nessuno badava più ai suoi annunci e le candidature cessarono.

La vecchia era a tutti gli effetti una donna sgradevole, capricciosa, lunatica ed estremamente volubile. Una balorda – per dirla in una parola sola –, con la pessima abitudine d’ottenere sempre ciò che desiderava. Vizio concessole dal marito, e da nessuno negatole dopo la sua dipartita. Nemmeno dal direttore della banca, che in nome della vecchia amicizia che lo legava al defunto consorte, e della nuova che, ahimè, lo legava a lei, giusto per accertarsi delle sue condizioni, la invitò nel suo ufficio.

«Tutto qui?», si stizzì la vedova quando comprese d’essere stata convocata solo per cortesia.

Il direttore, un uomo con anni d’esperienza alle spalle e un orecchio più sporgente dell’altro che tendeva al magenta ogni qualvolta gli capitasse d’innervosirsi, alzò gli occhi al cielo.

«L’unico mio cruccio è trovare un domestico come si deve», si lamentò la vedova, «uno bravo, abituato a star dietro alla gente, uno di quelli vecchio stampo, mica una femminuccia».

Pur presentendo che se ne sarebbe pentito, il direttore s’offrì d’aiutarla. L’istituto bancario realizzava un bollettino mensile che veniva spedito in tutta la provincia per tirare le somme di come procedevano gli affari. Lettura per ragionieri, tutto cifre e numeri, grafici e andamenti, indici e variazioni, a eccezione della pagina finale, una bacheca riservata agli impiegati. Un inserto compro-vendo in cui venivano pubblicati annunci d’ogni genere.

«Ecco il testo», lo interruppe la vecchia che aveva capito dove il discorso sarebbe andato a parare. «Cercasi maggiordomo di bell’aspetto».

«Poi?»

«Questo è l’importante, il resto si vedrà».

«Non sarebbe meglio indicare una vostra preferenza circa l’età, la provenienza, l’estrazione sociale?».

«Avete ragione. Cercasi maggiordomo di bell’aspetto, giovane».

L’uomo massaggiò l’orecchio arrossito e prese nota. Non valeva la pena insistere. Il male che ci si tira addosso, non duole. Così si dice.

cover

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e Fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo. "Nemmeno le galline" (in uscita a settembre) è il suo primo romanzo.

More Posts

Read More

Posted in RICETTE UMORALI

INVOLTINI PRIMAVERA PER TRE PERSONE UTOPICHE

INVOLTINI PRIMAVERA PER TRE PERSONE UTOPICHE

INVOLTINI PRIMAVERA
per 3 persone utopiche

2 pizzichi di sale

70 gr di maizena, ma proprio mai

 125 gr di farina più q.b. per sigillare la pasta

350 ml di acqua più q.b. per sigillare la pasta

150 gr di carne di suino

100 gr di germogli di soia

 2 cipollotti freschi

1 carota

90 gr di cavolo verza

1 cucchiaio di olio di semi di arachidi

1 costa di sedano

2 cucchiai di salsa di soia

È primavera: svegliatevi involtini. E tuffatevi nella splendida salsa di soia che, per legge, andrebbe consumata in ettolitri o dovrebbe piovere dal cielo.

Miei cari involtini, voi non gradite l’etichetta di amaro o di dolce, non vi trovate a vostro agio nel territorio dell’aspro o del salato. È una questione di gusto: voi rientrate nella categoria dell’umami. Sì, il sesto gusto. Che raffinatezza! Ho visto cose che voi umami.

Non lo sapeva quasi nessuno, nemmeno voi in persona, ma siete legati e avvolti a tale parola giapponese dal significato saporito. E il glutammato si espande a perdita d’occhio tra i prati in fiore.

La primavera ha un meraviglioso piglio prepotente capace, in un batter d’occhi, di spazzare via i malumori invernali. Non le importa della pioggia, del grigio, della vostra fiacca e dei vostri soliti cappotti scuri. Lei sboccia.

E tocca a noi tenere il passo.

In quest’improvvisa esplosione, messa per un momento tra parentesi la poesia, l’equinozio di primavera si rivela una giornata in cui dodici ore sono dedicate all’impazzare dei pollini, mimose, graminacee e polvere, e le restanti dodici al consumo smodato di antistaminici, fazzoletti di carta, collirio e ripetute elucubrazioni ai tavolini del bar: «Sono allergico? Ma non è che sono allergico? Sì, ne soffro da anni: sono allergico!».

Sono venticinque minuti che mi starnutisci sulla spalla, sono contenta che te ne sia accorto. Etciù. Siamo troppo sensibili.

Ma in questa serie di Scottex appallottolati che scandiscono le ore e nidificano su qualsiasi superficie piana, non sarà certo la fine dell’inverno a fermare la gioia di uno starnuto senza tregua.

Se non c’è rimedio all’allergia da equinozio – a cui l’iniquo pone fine col pensiero del giorno successivo – esistono però dei palliativi, un po’ blandi, che attutiscono il malessere di stagione: gli allergeni perenni.

Come le nevi, sono strane polveri sottili presenti costantemente nell’atmosfera, che procurano un forte prurito al naso e distraggono dagli acciacchi fisici.

Il primo, annebbiante come lo smog, è la schizofrenia da avverbio il cui sintomo più vistoso è l’uso indiscriminato e disgiuntivo del piuttosto. Queste vostre frasi piene di piuttosto che a mo’ di oppure mi disorientano. Resto in silenzio perché non riesco ad afferrare il significato e allora improvviso e rispondo con frasi in cui, al posto di ogni invece, piazzo un sempre. Pari e patta. Funziona così, no? Due avverbi deliranti prima dei pasti e si liberano le vie respiratorie.

Il secondo allergene senza via di scampo è lo strano caso dell’assolutamente cronico.

Domanda: Ti piace l’amatriciana? Risposta: Assolutamente! La frase finisce qui e io mi detesto un po’ perché lo prendo chiaramente per un sì.

Rimedio della nonna: aggiungere due gocce di biancospino e un qualcosa dopo l’avverbio. Restare a letto per due giorni.

Terza tra cotanto senno è la patologia delle patologie, la parola più alla moda come forse solo la sifilide poté essere nei suoi anni d’oro, il termine contagioso come il colera e bubbonico peggio della peste: know how.

Perché!? Dov’eravamo quando conoscenza, sapere, esperienza e i suoi fratelli si sono trasformati in know how? Mi ero distratta, ero sovrappensiero, meditavo sulla rinascita emotiva della bella stagione, ma giuro: non pensavo si arrivasse a tanto.

Per mettersi in salvo è necessaria una terapia di due settimane a base di scioglilingua, due aspirine a colazione e una bigliettino di scuse al Devoto Oli. Con la firma dei genitori.

BEVANDA CONSIGLIATA: Birra Tiger.

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini, storica dell'arte, lavora a Roma nel campo dell'editoria. Non crede nella minestra riscaldata e odia piangere sul latte versato. Per la casa editrice Contrasto ha pubblicato i saggi "Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola" e "Mimmo Jodice. La camera incantata". Nelle Meraviglie le sue "Ricette umorali" e "Ricette umorali il bis".

More Posts

Read More

Posted in In evidenza, TUTTO IL MONDO È PAESE, Ultimi Articoli

DUE PANINI PER FAVORE

DUE PANINI PER FAVORE

 

 

La bottega del fornaio sembra un supermercato passato nella morsa di una pressa compattatrice da autodemolizioni.

I prodotti si accavallano, si accumulano, si aggrappano l’un l’altro sugli scaffali tanto che in uno spazio in cui si potrebbe a stento giocare a scacchi trovano posto il reparto latticini e salumi, macelleria, saponi e detersivi, surgelati, giardinaggio e fai da te.

La commessa attacca una descrizione di tutte le tipologie di pane che ha in negozio.

-Due panini per favore-

Una prima suddivisione è su base geografica: francesini, arabi, pugliesi, parigini, greco, sardo, normanno, eschimese, keniano. Poi in base alla forma e dimensione: ciabatte, ciabattine e ciabattone, rosette. Poi per contenuto: grano duro e tenero, alla farina di patate, manitoba, senza glutine, zero, doppio zero, uno due tre stella, segalino, con olive, con uvetta, con cereali. Infine i pani con doppio senso: sfilatino, segalino.

L’elenco è lungo e prosegue nel retrobottega dove ha ricavato lo spazio per altri due scaffali tra due molecole di ossigeno.

-Quali vuoi?- mi chiede riprendendo fiato dopo due minuti di elenco.

-Panini vecchio stampo, farina, lievito e acqua ne hai?-.

Ho in risposta uno sguardo perplesso.

Mio cugino direbbe che se non sai cogliere l’ironia puoi provare con i pomodori, ma la fornaia con gli ortaggi non ha dimestichezza. Lo spazio per il reparto frutta e verdura, ancora, non l’ha trovato. E io, ora, ho una fame tremenda.

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e Fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo. "Nemmeno le galline" (in uscita a settembre) è il suo primo romanzo.

More Posts

Read More