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DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

 

 

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

Su Una posizione scomoda:

«Si ride dalla prima all’ultima riga».
Raul Montanari

«Si ride, e non c’è humour senza intelligenza. Bell’esordio».
Silvia Bombino, «Vanity Fair»

«La pesantezza e la seriosità sono talvolta una piccola pecca delle opere letterarie italiane contemporanee. Niente di tutto ciò in questo esilarante romanzo di Francesco Muzzopappa. E poiché non c’è humour che non si appoggi alla verità, non è errato ritenere che questa favola, più impegnata di quanto non sembri, dica qualcosa anche dell’aria cupa di questi tempi. Il tutto con la gentilezza della disperazione».
Olivier Mony, «Le Figaro»

Su Affari di famiglia:

«Affari di famiglia è una piccola tempesta di saette divertenti, battute gustose, scene da umorismo inglese che raramente punteggiano la nostra letteratura. Nel taglio algido e corrosivo dell’ambientazione c’è molto P.G. Wodehouse mentre l’umorismo colto e raffinato ricorda Evelyn Waugh. Di certo, qui si ride molto». 
Roberta Scorranese, «Corriere della Sera»

«Ci sono delle note di humour inglese in questa commedia satirica che inizia come un vaudeville, particolare per come prende le parti delle donne». 
«Libération»

 

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Redazione

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Un mondo vario da regalare, condividere, amare.

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Posted in GLI OSPITI DEL BLOG

DI VOCI, DI SUICIDI, DELLA PANNA

DI VOCI, DI SUICIDI, DELLA PANNA

Pubblichiamo il racconto di Monia Colianni nella sezione Ospiti del blog.

Il progetto intracranico che mi ha condotto su questo sgabello con un cappio al collo è abbastanza fantasioso. Banale, direte voi, perché nella mente dei sopravvissuti il suicidio degli altri si spiega col classico triangolo lavoro-amore-droghe. Vi fa stare meglio, lo so. Del resto, è dolcissimo vedervi proteggere con atavica ostinazione la bollicina dentro la quale state rinchiusi. Sarò onesto: a prima vista i cateti del vostro triangolo-del-giudizio ci sono tutti: non riesco a collocarmi con chiarezza nel mondo perché il mondo non è chiarissimo nemmeno a me, una Lei che poteva interessarmi preferisce una sottospecie di insurrezionalista alla mia ragguardevole condotta da genuino schizotipico, e gli effetti improbabili degli anti psicotici forse (dico forse) non mi hanno aiutato. Da qui a ridurla all’insulso intreccio lavoro-amore-droga ce ne passa comunque. Mi sminuisce e mi offende, se devo dirla tutta.

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Posted in RICETTE UMORALI

INVOLTINI PRIMAVERA PER TRE PERSONE UTOPICHE

INVOLTINI PRIMAVERA PER TRE PERSONE UTOPICHE

INVOLTINI PRIMAVERA
per 3 persone utopiche

2 pizzichi di sale

70 gr di maizena, ma proprio mai

 125 gr di farina più q.b. per sigillare la pasta

350 ml di acqua più q.b. per sigillare la pasta

150 gr di carne di suino

100 gr di germogli di soia

 2 cipollotti freschi

1 carota

90 gr di cavolo verza

1 cucchiaio di olio di semi di arachidi

1 costa di sedano

2 cucchiai di salsa di soia

È primavera: svegliatevi involtini. E tuffatevi nella splendida salsa di soia che, per legge, andrebbe consumata in ettolitri o dovrebbe piovere dal cielo.

Miei cari involtini, voi non gradite l’etichetta di amaro o di dolce, non vi trovate a vostro agio nel territorio dell’aspro o del salato. È una questione di gusto: voi rientrate nella categoria dell’umami. Sì, il sesto gusto. Che raffinatezza! Ho visto cose che voi umami.

Non lo sapeva quasi nessuno, nemmeno voi in persona, ma siete legati e avvolti a tale parola giapponese dal significato saporito. E il glutammato si espande a perdita d’occhio tra i prati in fiore.

La primavera ha un meraviglioso piglio prepotente capace, in un batter d’occhi, di spazzare via i malumori invernali. Non le importa della pioggia, del grigio, della vostra fiacca e dei vostri soliti cappotti scuri. Lei sboccia.

E tocca a noi tenere il passo.

In quest’improvvisa esplosione, messa per un momento tra parentesi la poesia, l’equinozio di primavera si rivela una giornata in cui dodici ore sono dedicate all’impazzare dei pollini, mimose, graminacee e polvere, e le restanti dodici al consumo smodato di antistaminici, fazzoletti di carta, collirio e ripetute elucubrazioni ai tavolini del bar: «Sono allergico? Ma non è che sono allergico? Sì, ne soffro da anni: sono allergico!».

Sono venticinque minuti che mi starnutisci sulla spalla, sono contenta che te ne sia accorto. Etciù. Siamo troppo sensibili.

Ma in questa serie di Scottex appallottolati che scandiscono le ore e nidificano su qualsiasi superficie piana, non sarà certo la fine dell’inverno a fermare la gioia di uno starnuto senza tregua.

Se non c’è rimedio all’allergia da equinozio – a cui l’iniquo pone fine col pensiero del giorno successivo – esistono però dei palliativi, un po’ blandi, che attutiscono il malessere di stagione: gli allergeni perenni.

Come le nevi, sono strane polveri sottili presenti costantemente nell’atmosfera, che procurano un forte prurito al naso e distraggono dagli acciacchi fisici.

Il primo, annebbiante come lo smog, è la schizofrenia da avverbio il cui sintomo più vistoso è l’uso indiscriminato e disgiuntivo del piuttosto. Queste vostre frasi piene di piuttosto che a mo’ di oppure mi disorientano. Resto in silenzio perché non riesco ad afferrare il significato e allora improvviso e rispondo con frasi in cui, al posto di ogni invece, piazzo un sempre. Pari e patta. Funziona così, no? Due avverbi deliranti prima dei pasti e si liberano le vie respiratorie.

Il secondo allergene senza via di scampo è lo strano caso dell’assolutamente cronico.

Domanda: Ti piace l’amatriciana? Risposta: Assolutamente! La frase finisce qui e io mi detesto un po’ perché lo prendo chiaramente per un sì.

Rimedio della nonna: aggiungere due gocce di biancospino e un qualcosa dopo l’avverbio. Restare a letto per due giorni.

Terza tra cotanto senno è la patologia delle patologie, la parola più alla moda come forse solo la sifilide poté essere nei suoi anni d’oro, il termine contagioso come il colera e bubbonico peggio della peste: know how.

Perché!? Dov’eravamo quando conoscenza, sapere, esperienza e i suoi fratelli si sono trasformati in know how? Mi ero distratta, ero sovrappensiero, meditavo sulla rinascita emotiva della bella stagione, ma giuro: non pensavo si arrivasse a tanto.

Per mettersi in salvo è necessaria una terapia di due settimane a base di scioglilingua, due aspirine a colazione e una bigliettino di scuse al Devoto Oli. Con la firma dei genitori.

BEVANDA CONSIGLIATA: Birra Tiger.

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini, storica dell'arte, lavora a Roma nel campo dell'editoria. Non crede nella minestra riscaldata e odia piangere sul latte versato. Per la casa editrice Contrasto ha pubblicato i saggi "Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola" e "Mimmo Jodice. La camera incantata". Nelle Meraviglie le sue "Ricette umorali" e "Ricette umorali il bis".

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Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, In evidenza, Ultimi Articoli

INTERVISTA AD ANTONIO PASCALE

INTERVISTA AD ANTONIO PASCALE

 

 

Antonio Pascale è autore di numerosi libri tra cui La manutenzione degli affetti, Passa la bellezza, S’è fatta ora, tutti caratterizzati da un tono delicato, ironico, spesso malinconico. Il suo ultimo romanzo, Le attenuanti sentimentali, mescola alla perfezione intelligenza e humour.

Cosa leggi in genere?

Molti saggi, pochi romanzi, e libri per ragazzi. Dai saggi imparo molto, dai romanzi meno (più che altro è una questione di forma narrativa, a volte la trovo usurata) e dai libri per ragazzi una dose piacevole di ingenuità.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Troppi. Ne scelgo una, Alice Munro.

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Un racconto, La signora con il cagnolino, Cechov.

 

Lo scrittore umoristico preferito?

Due intellettuali veri, Aristofane e Mark Twain, le donne in assemblea e il diario di Adamo ed Eva, quest’ultimo credo, il più bel trattato, (direi definitivo) sulla genesi dei nostri sentimenti, non chi siamo ma come siamo arrivati fin qua.

 

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Ecco appunto, non scrivo (almeno non abbastanza narrativa) o perché ho troppo modelli e non riesco a farli confluire tutti in un libro, e al contrario, tutti quelli che  esamino, per accidente o per scelta, in un particolare momento della vita, non mi piacciono.

 

Che tipo di humour prediligi?

In verità mi piace la comicità, stile Paperissima, altrimenti quel tipo di humour usato come difesa dalla morte, quello mi piace, l’importante è che sia diretta principalmente verso te stesso o verso i membri del tuo stesso club, insomma scompagini invece di impaginare certezze.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Dunque, alcune sono di derivazione casertana, cioè nascono dall’abitudine al bar e allo sfottò, alte, la maggioranza le indovino (se le indovino) costruendo delle storie (quando riesco a costruirle). Comunque il metodo è sempre lo stesso, un difetto, un tic, diventa motivo di gioco e quindi, si spera, di conoscenza.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

Sì, sempre. Gli scrittori che si documentano sono bravi ma non li capisco, cioè non capisco come fanno (ed è questa la loro bravura) a documentarsi.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Dipende dalla paura della morte.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Dipende se coltivi la paura della morte.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Uhm,  non saprei, in genere vince il sarcasmo contro gli altri, che è un modo per giudicare i buoni e i cattivi e salvarsi  l’anima.

 

Progetti futuri?

Appunto, ho 50 anni, vado verso i 60, e in un attimo compirò ’80 anni, quindi dato lo scarso tempo a disposizione, mi piacerebbe non mollare.

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

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