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Posted in ALICE NELLE MERAVIGLIE, Ultimi Articoli

INTERVISTA A GIOVANNA ZUCCA

INTERVISTA A GIOVANNA ZUCCA

Giovanna Zucca vive a Treviso e lavora in ospedale. Nel 2011 ha esordito con Mani calde, vincendo il Premio Rhegium Julii Opera Prima 2012. Il suo secondo romanzo, Una carrozza per Winchester, ispirato alla vita di Jane Austen, ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Merck Serono 2014. Laureata in filosofia, collabora con il Centro studi sull’etica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Con Assassinio all’Ikea, del 2015, ha inaugurato una fortunata serie di gialli tutti da ridere su fatti e misfatti della vita in provincia. Protagonista la coppia di investigatori formata dal commissario Loperfido e la sua giovane assistente Luana Esposito, al centro anche di Turno di notte. Lo strano caso del Fatebenesorelle, appena uscito in libreria.

 

Cosa leggi in genere?

In prevalenza gialli ma ho una vera passione per i romanzi d’amore ottocenteschi e i libri umoristici. La verità per essere afferrata va nascosta: in parabole oppure in testi ironici e umoristici. Platone disse di Socrate: Ascoltando i suoi discorsi all’inizio sembrano ridicoli perché non fa altro che parlare di asini e di fabbri. Ma, se li apri e ci guardi dentro, prima di tutto ti accorgi che hanno un senso profondo, e poi che sono addirittura divini. Ecco alcuni autori sono divini.

 

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Su tutti Jane Austen. Con una narrazione accurata e una felice scelta delle parole ella crea uno dopo l’altro i suoi buffoni e in tre righe ci mette davanti agli occhi la matrona supponente che altezzosa batte il bastone a terra per richiamare l’attenzione. E quando con maestria sublime le dà della sciocca questa senza sospettarlo alza il naso con sussiegosa condiscendenza. Penso alla signora Bennet di Orgoglio e pregiudizio. O mister Collins o ancora la signora Bertram che ipocondriaca e pigra si sente come colei da cui dipendono le sorti dell’intera famiglia. La Austen percepisce il mondo attraverso la consapevolezza delle sue contraddizioni e il suo umorismo coglie il lettore sorprendendolo per l’assenza di cattiveria.

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Mansfield Park per la genialità con la quale la Austen ha creato la Signora Norris. è uno di quei romanzi in cui finisce la letteratura e inizia l’Arte.

 

Lo scrittore umoristico preferito?

Nei confronti di Luciano De Crescenzo ho una forma di adorazione che sfiora la psicosi. La sua serie sulla filosofia greca mi ha folgorata e a dispetto di insegnanti tromboni che ho avuto la sventura di trovare sulla mia strada mi ha fatto innamorare dei sommi greci.

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Tanti, troppi. E siccome sono troppi forse infine cerco di non imitare nessuno.

 

Che tipo di humour prediligi?

Quello che si prende gioco della grande tragedia che ci tocca. Ci pensiamo esseri infiniti e immortali e non lo siamo. Nasciamo, viviamo, moriamo. Non necessariamente in quest’ ordine.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Nascono di getto.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

Oh sì. Rubo ovunque. Agli amici, ai colleghi, un tic di un signore di passaggio che alza la spalla al momento di estrarre le chiavi dell’auto.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Un grande valore. Umorismo e ironia sono lame di bisturi di recidono il superfluo. In fondo siamo delle possibilità con l’illusione di essere certezze e l’umorismo ci permette di vedere orizzonti laddove la sua assenza evidenzia solo confini.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Credo fortemente si tratti di un’inclinazione naturale. E credo si tratti di una modalità dell’intelligenza. Peccato che non si possa usare con tutti. Ma…me ne darò requie.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Mi pare di no. Mi guardo intorno e vedo un sacco di gente che si prende molto sul serio mentre io sono convinta che apprezzare l’umorismo sia elevare la propria anima.

 

Progetti futuri?

Interrogarmi su me stessa e darmi un bel voto.

 

 

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

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NEMMENO HOUDINI (ESTRATTO)

NEMMENO HOUDINI (ESTRATTO)

 

 

«Maledetto cane», esordì la signora Moranti la mattina del 17 agosto 1938.

Alla fiera degli uccelli erano esposti alcuni cani di razza e Augusto Riva gliene aveva regalato uno. Era un giovane scottish terrier dai folti baffi neri, che spazzolava il pavimento a ogni passo e che aveva l’insopportabile difetto di farsela addosso ogni qual volta si emozionava. Essendo di carattere sensibile, un semplice «ciao» accompagnato da una carezza aveva un irrefrenabile effetto diuretico. Debolezza che costringeva la donna a lavare continuamente la tappezzeria.

Il maggiordomo, che aveva sentito le urla dalla stanza al piano inferiore, prese i suoi vestiti dall’armadio e li piegò con cura in una valigia di cartone color noce. Da quando era morto il padrone, aveva preso il vizio di rubare uno alla volta i pezzi di argenteria per rivenderli all’Amoretti e, certo di essere stato scoperto, mise in valigia un’ultima zuccheriera prima di darsela a gambe.

La vecchia Marta Lucia Moranti, aspra di natura e ancor più inasprita dal lutto, non aveva l’abitudine di vivere sola, né tantomeno aveva idea di come prendersi cura di sé e della propria casa. Per quanto la riguardava, il cibo cresceva in dispensa e si cuoceva sul fuoco come per magia. Dopo tre giorni di digiuno, convintasi che i prodigi e le uova strapazzate non avessero in realtà niente in comune, sparse la voce d’essere in cerca di un nuovo domestico. Sicuramente maschio, preferibilmente moro, possibilmente muscoloso, meglio se dotato d’occhi verdi. Adone mediterraneo, insomma, pressoché introvabile a Sarnico, novecento chilometri tondi da Bari.

In paese tutti la conoscevano e tutti immaginavano le cucchiaiate di nervoso da ingollare a starle vicino, così nessuno si faceva avanti. Il gioco non valeva la candela, tanto più che la vecchia era pure tirchia e non prometteva un adeguato compenso.

Allora la Moranti fece pubblicare un numero straordinario di un quindicinale locale, scritto da un gruppo di giovani reazionari di Iseo, inserendo sul fondo di ogni pagina un annuncio, a caratteri cubitali.

ASSUMESI DOMESTICO DI BELL’ASPETTO
PRESSO LA VILLA SUL LAGO. ASTENERSI SGORBI.

Il primo a rispondere fu un mezzadro ch’era appena stato sfrattato. Un uomo di campagna abituato a fare tutto da solo, senza famiglia, senza muscoli scolpiti e per di più privo di referenze. Aveva però una marcata inflessione dell’alta valle e tanto bastò a far venire i brividi alla signora. Dopo una decina di minuti trascorsi a estrarre contenuti dai suoi disarticolati fonemi, la Moranti gli ordinò di prepararle il pranzo come fosse una prova da superare e lo liquidò.

Il giorno seguente si fece avanti un uomo di mezza età tornato malconcio dalla prima guerra mondiale, con una voce fina e un affare di metallo sopra il ginocchio che riparava a una pallottola presa nella rotula. Non era bello, non era muscoloso, a guardarlo bene non pareva nemmeno un uomo, più un androgino, con spalle strette e fianchi larghi. La vedova non avendo di meglio da fare lo trattenne tutto il pomeriggio a chiacchierare, poi mancandole a dismisura qualcuno che pulisse dove lo scottish terrier sporcava, gli diede una spazzola e un secchiello.

Assunto. In prova. Per quindici giorni. Poi si vedeva. Ma il poveretto al giorno tre inciampò nello scottish terrier che gli girava attorno e si ruppe il femore. Colpa del tutore che gli proteggeva il ginocchio.

In mancanza di altri candidati seri la Moranti prese ad assumere chiunque gli capitasse a tiro. Giovani e attempati, istruiti e analfabeti, educati e burberi. Nuovi maggiordomi entravano e uscivano dalla casa al ritmo di un moschetto automatico Beretta che, nella versione del ’38, sparava cinquecento colpi al minuto.

Caricava e sparava, assumeva e licenziava.

E mano a mano che scorreva acqua sotto il ponte sull’Oglio, la nomea della vedova lievitava, si espandeva oltre il territorio di Sarnico e varcava i confini provinciali.

A un mese dall’inizio della trafila, nessuno badava più ai suoi annunci e le candidature cessarono.

La vecchia era a tutti gli effetti una donna sgradevole, capricciosa, lunatica ed estremamente volubile. Una balorda – per dirla in una parola sola –, con la pessima abitudine d’ottenere sempre ciò che desiderava. Vizio concessole dal marito, e da nessuno negatole dopo la sua dipartita. Nemmeno dal direttore della banca, che in nome della vecchia amicizia che lo legava al defunto consorte, e della nuova che, ahimè, lo legava a lei, giusto per accertarsi delle sue condizioni, la invitò nel suo ufficio.

«Tutto qui?», si stizzì la vedova quando comprese d’essere stata convocata solo per cortesia.

Il direttore, un uomo con anni d’esperienza alle spalle e un orecchio più sporgente dell’altro che tendeva al magenta ogni qualvolta gli capitasse d’innervosirsi, alzò gli occhi al cielo.

«L’unico mio cruccio è trovare un domestico come si deve», si lamentò la vedova, «uno bravo, abituato a star dietro alla gente, uno di quelli vecchio stampo, mica una femminuccia».

Pur presentendo che se ne sarebbe pentito, il direttore s’offrì d’aiutarla. L’istituto bancario realizzava un bollettino mensile che veniva spedito in tutta la provincia per tirare le somme di come procedevano gli affari. Lettura per ragionieri, tutto cifre e numeri, grafici e andamenti, indici e variazioni, a eccezione della pagina finale, una bacheca riservata agli impiegati. Un inserto compro-vendo in cui venivano pubblicati annunci d’ogni genere.

«Ecco il testo», lo interruppe la vecchia che aveva capito dove il discorso sarebbe andato a parare. «Cercasi maggiordomo di bell’aspetto».

«Poi?»

«Questo è l’importante, il resto si vedrà».

«Non sarebbe meglio indicare una vostra preferenza circa l’età, la provenienza, l’estrazione sociale?».

«Avete ragione. Cercasi maggiordomo di bell’aspetto, giovane».

L’uomo massaggiò l’orecchio arrossito e prese nota. Non valeva la pena insistere. Il male che ci si tira addosso, non duole. Così si dice.

cover

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e Fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo. "Nemmeno le galline" (in uscita a settembre) è il suo primo romanzo.

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DUE PANINI PER FAVORE

DUE PANINI PER FAVORE

 

 

La bottega del fornaio sembra un supermercato passato nella morsa di una pressa compattatrice da autodemolizioni.

I prodotti si accavallano, si accumulano, si aggrappano l’un l’altro sugli scaffali tanto che in uno spazio in cui si potrebbe a stento giocare a scacchi trovano posto il reparto latticini e salumi, macelleria, saponi e detersivi, surgelati, giardinaggio e fai da te.

La commessa attacca una descrizione di tutte le tipologie di pane che ha in negozio.

-Due panini per favore-

Una prima suddivisione è su base geografica: francesini, arabi, pugliesi, parigini, greco, sardo, normanno, eschimese, keniano. Poi in base alla forma e dimensione: ciabatte, ciabattine e ciabattone, rosette. Poi per contenuto: grano duro e tenero, alla farina di patate, manitoba, senza glutine, zero, doppio zero, uno due tre stella, segalino, con olive, con uvetta, con cereali. Infine i pani con doppio senso: sfilatino, segalino.

L’elenco è lungo e prosegue nel retrobottega dove ha ricavato lo spazio per altri due scaffali tra due molecole di ossigeno.

-Quali vuoi?- mi chiede riprendendo fiato dopo due minuti di elenco.

-Panini vecchio stampo, farina, lievito e acqua ne hai?-.

Ho in risposta uno sguardo perplesso.

Mio cugino direbbe che se non sai cogliere l’ironia puoi provare con i pomodori, ma la fornaia con gli ortaggi non ha dimestichezza. Lo spazio per il reparto frutta e verdura, ancora, non l’ha trovato. E io, ora, ho una fame tremenda.

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e Fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo. "Nemmeno le galline" (in uscita a settembre) è il suo primo romanzo.

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INTERVISTA A CRISTIANO CAVINA

INTERVISTA A CRISTIANO CAVINA

 

 

Cristiano Cavina è l’autore di libri teneri e divertentissimi (tutti editi da Marcos Y Marcos) ambientati per lo più nel suo paese natale: Casola Valsenio in provincia di Ravenna. Poco amante dello studio, ha lavorato come muratore, portalettere e pizzaiolo, attività che svolge fieramente tutt’ora e di cui ha rivelato tutti i segreti nell’ultimo La pizza per autodidatti. Vincitore di diversi premi (dal Tondelli al Vigevano fino alla selezione Premio Strega 2009 con I frutti dimenticati), per la collana Contromano di Laterza, ha pubblicato Romagna mia, raccolta di pezzi ironici a sfondo autobiografico, come del resto tutta la sua opera.

Cosa leggi in genere?
Io leggo un po’ di tutto, anche saggistica o poesia, ma soprattutto romanzi. Un mucchio di romanzi.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Beh, dipende. Da lettore, ci sono un sacco di grandi romanzieri anglosassoni che sono i miei autori preferiti, quelli che scrivono onestamente per intrattenerti, tipo Ken Follet o John Grisham. Ma poi dipende con chi sto parlando, perché i miei preferiti sono anche i sudamericani, più o meno tutti.
E sono i miei autori preferiti anche un paio di italiani ahimè scomparsi da tempo, che nessuno o quasi legge più, tipo Parise e Guareschi.
Senza dimenticare Fante e Soriano.
Sono tutti più o meno pari merito.
Se proprio devo nominarne qualcuno, tipo tre, allora dico Eduardo Galeano, Dumas padre e Stephen King. E Mark Twain.
E anche Ed Mcbain!

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?
Casa d’altri di Silvio D’Arzo. Oppure tutto Don Camillo. Oppure Tutto Soriano.

Lo scrittore umoristico preferito?
Credo che sia Mark Twain. Vabbè che la risposta giusta a tutte le domande sulla narrativa è sempre Mark Twain!

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?
Io credo che la mia voce, quella con cui scrivo le mie storie, sia un misto di autori che ho amato da ragazzo, Guareschi, Soriano, Twain, Fante, Parise; è impossibile elencarli tutti: è una miscela di tutto quello che ho amato leggere e anche di quello che ho ascoltato.

Che tipo di humour prediligi?
Non so, non credevo che esistessero tipi diversi di humour.
A me piace sia quello genuino alla Guareschi, quello stralunato alla Campanile, ma anche quello più raffinato alla Alan Bennet. Anche se per me, le pagine più ironiche della narrativa di tutti i tempi sono il capitolo sul combattimento dei galli ne Il Giorno della Locusta di West.

Le battute: le costruisci o nascono di getto?
Mah, direi che è da quando sono bambino che dico cavolate o che ne ascolto: è un misto di memoria e improvvisazione.

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?
I miei personaggi, nella maggior parte dei casi, si rifanno alle persone che ho visto e vedo continuamente intorno a me a Casola Valsenio, il mio paese. Cioè, sono proprio loro. Non mi sono nemmeno mai preso la briga di cambiargli il nome.

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?
Se non sai riderci su, il nostro diventa un brutto mondo in cui campare.

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?
Boh! Ma credo più la prima che la seconda. Credo sia più un’attitudine innata, o quantomeno assorbita fin da piccoli nell’ambiente in cui siamo cresciuti, magari anche sviluppata come antidoto a quanto ci circondava, che qualcosa che si può imparare un po’ alla volta come il latino. Non penso si possa apprendere da adulti.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?
Non so se in Italia c’è un genere umoristico. In Italia l’unico genere è il giallo, al massimo ci sono un mucchio di commissari o investigatori con il senso dell’umorismo.
Ci sono però ottimi scrittori umoristici ma non so dire se sono considerati o meno. Posso dire che li considero io. Penso a Morozzi, per esempio, o a Vitali.

Progetti futuri?
Io non ho mai progetti futuri. Io faccio tutto all’improvviso, a precipizio, con l’acqua alla gola. Non sono mica buono a progettare le cose. Se ero buono facevo l’ingegnere o l’architetto, mica il pizzaiolo.

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

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LA DOPPIA FACCIA DEL WEB

LA DOPPIA FACCIA DEL WEB

 

 

Essere colti non significa ricordare tutte le nozioni, ma sapere dove andare a cercarle. Così un aforisma di Umberto Eco.

A tal proposito mi sento al tempo stesso sollevato e atterrito.

Sollevato perché come facente parte della popolazione che non ricorda assolutamente nulla, mi sento in diritto di coltivare una speranza.

Atterrito perché se non ricordo una nozione, ancor più difficile è la possibilità che ricordi dove, quando, perché e in che contesto l’abbia appresa. Tale speranza è dunque un germoglio nato secco sotto il solleone del deserto sahariano.

Per fortuna esiste internet che sgrava le cellule della memoria e le rende pressoché inutili, quanto il sesto dito della mano che, se non esiste, ci sarà un motivo.

Hai bisogno di sapere come si chiamava il film che hai visto in un cinema d’essai disperso nelle Langhe nel marzo del 1988? Internet verrà in tuo soccorso, ricordandoti titolo, regista, cast, produzione, luogo e orario di proiezione in latitudine e longitudine.

Poi ti assorbirà il cervello suggerendoti altri venti titoli dello stesso genere e dello stesso regista.

Ti proporrà un soggiorno super-scontato nella stessa palazzina del cinema, convertita in un B&B.

Ti dirà che sulla strada per arrivarci è sorto un centro commerciale, un ristorante giapponese, un market indiano e un allevamento di camosci cileni.

Ti chiederà se sei felice con la tua banca, se hai in progetto di trasferirti all’estero, e se vuoi sperimentare l’insider trading e guadagnare ottomila dollari in tre ore.

Ti manderà il messaggio che quel B&B usa un economico antivirus che anche tu potresti installare, e ti avverte che il tuo computer è infettato da centoventi malware, virus, spyware, trojan, spam e trash.

Nel frattempo hai vinto una vespa, una bicicletta elettrica, un rasoio, diecimila euro in monete d’oro, quattordici paia di scarpe di marca e tre biglietti per un parco divertimenti. Tutto per essere stato il milionesimo cliente in almeno trentotto siti internet, dei quali trentasette specificano che la vincita non è uno scherzo.

Ora, al di là dell’essere o meno sospettoso, è ormai sera e il motivo per cui ho acceso il computer, onestamente, l’ho dimenticato.

 

 

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e Fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo. "Nemmeno le galline" (in uscita a settembre) è il suo primo romanzo.

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