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INTERVISTA AD ALESSIA GAZZOLA

INTERVISTA AD ALESSIA GAZZOLA

 

Alessia Gazzola è medico legale oltre che scrittrice. Autrice di romanzi in bilico tra il giallo e la commedia, è molto amata per la fortunata serie de L’allieva (edita da Longanesi) con protagonista l’anatomopatologa Alice Allevi, tradotta all’estero con grande successo e adattata per il piccolo schermo dalla RAI. Nel 2016 ha pubblicato per Feltrinelli Non è la fine del mondo, commedia più specificamente romantica su una stagista che lavora per una società di produzione cinematografica di Roma.

 

Cosa leggi in genere?

Amo le letture “vintage”, preferibilmente ambientate nella vecchia Inghilterra o nella Parigi del secolo scorso. Amo molto i libri che parlano di libri e di scrittori. Alterno le commedie contemporanee ai grandi classici.

 

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Lungo elenco! Si parte dalla Austen e si arriva alla Kinsella passando attraverso Virginia Woolf, Charlotte Brontë, Elizabeth Jane Howard, Alicia Gimenez Bartlett, Stefania Bertola, Marcela Serrano, Peter Cameron. Ma potrei ancora continuare!

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Quella sera dorata di Peter Cameron.

 

Lo scrittore umoristico preferito?

MC Beaton. Puro spasso. Può considerarsi una scrittrice umoristica? Non saprei. Ma è la prima che mi è venuta in mente, qualcosa vorrà dire.

 

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

A guidarmi è sempre il mio gusto come lettrice. Scrivo quello che mi piacerebbe trovare in libreria e cerco di mixare i generi che amo in qualcosa il più possibile originale.

 

Che tipo di humour prediligi?

Mi piace la bonaria ironia del narratore onnisciente che racconta il suo personaggio prendendolo anche un po’ in giro. Ma mi piace anche l’autoironia declinata in prima persona. Non ho bisogno di intere scene per sorridere e deliziarmi, per me l’humour si esprime anche solo attraverso l’utilizzo di un aggettivo ben scelto.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Decisamente nascono di getto. Solo così sono buone. Se ci penso troppo alla fine non funzionano e le cancello.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

È inevitabile attingere ad archetipi ben cristallizzati nell’immaginario collettivo; anche se non intenzionalmente è un’influenza imprescindibile che tuttavia mi sforzo di interpretare in maniera più personale, scegliendo la strada meno scontata.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Sostanziale. Prendermi in giro e low profile sono due regole di vita. Vero è altresì che il senso dell’umorismo è spontaneo ed è difficile acquisirlo. Sono molto costernata per chi ne è privo.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Come anticipato, per me è naturale e acquisirlo di sana pianta è impensabile; credo che sia un tratto anche d’intelligenza. E sì, credo pure che si possa coltivare attraverso la lettura oppure seguendo opere cinematografiche e teatrali di buona qualità.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Solo se complementare ad altri generi più in voga.

 

Progetti futuri?

Sto lavorando alla seconda stagione della serie tv tratta da L’allieva e sono in fase di scrittura del settimo libro della serie, che uscirà in novembre. Ma la mia mente è popolata da altri nuovi personaggi cui vorrei tanto dar voce… mi serve solo il tempo!

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INTERVISTA A ENRICA TESIO

INTERVISTA A ENRICA TESIO

 

 

Copywriter di professione, Enrica Tesio, torinese, è una delle blogger più conosciute in rete grazie al suo blog Tiasmo, aperto nel 2013. Dal blog è nato il fortunatissimo libro pubblicato due anni dopo per Mondadori, La verità, vi spiego, sull’amore, un romanzo in cui racconta la sua vita con due figli dopo la separazione dal marito. Il libro, da poco, è diventato un film con Ambra Angiolini e Carolina Crescentini.

 

 Cosa leggi in genere?

Sono figlia di un professore universitario di lettere moderne, sono cresciuta con Pavese, Calvino, Fenoglio, Levi, Mastronardi, ma il vero piacere della lettura è arrivato con gli americani (Auster, Roth, Bellow… ho una piccola passione per gli ebrei evidentemente). Oggi leggo quello che mi consigliano pochi fidati amici e librai, se ho voglia di ridere opto per cose davvero brutte rigorosamente decantate ad alta voce. Una per tutte: Angeli e Demoni  nel passaggio in cui il Papa dice al camerlengo di essere suo padre e che sua madre era una suora, ma che comunque l’avevano procreato senza atto sessuale, in provetta. Se ci penso mi sganascio ancora ora. Anche solo perché camerlengo è una parola davvero comica.

 

 Quali sono i tuoi autori preferiti?

Non ho autori preferiti ma libri, un po’ come per la musica. Uomini e topi, Pastorale Americana, Lolita… per dire i primi tre che mi vengono in mente.

 

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Più che un libro, una novella imperfetta: Il corpo di King, contenuta in Stagioni diverse (per intenderci la novella da cui è stato tratto il film Stand by me, ricordo di un’estate).

Lo scrittore umoristico preferito?

Non so se si possono considerare scrittori umoristici ma direi Landsdale e Vonnegut.

 

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Non ho modelli. Da lettrice forte ho cominciato tardi con la scrittura proprio perché mi pareva ci fossero meravigliosi e incomparabili libri in giro. Alla fine bisogna far tacere il modello e seguire la propria voce.

 

Che tipo di humour prediligi?

Mi piace che si parli di umorismo e non di ironia o peggio di autoironia che sono termini abusati. L’ironia è un modo per sembrare fighi dicendo male di se stessi. Il senso dell’umorismo è meno autoreferenziale, mi piace quello graffiante, paradossale. Amo ridere. Com’è che diceva quel tizio: io non faccio l’amore, io scopo forte. Ecco io non sorrido, io rido forte.

 

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Non sono una battutista e mal tollero i battutisti. Sono una copywriter, so scrivere un claim anche un claim divertente ma quello è mestiere. Mi piace il divertimento che cresce nel racconto, portare le persone a immaginarsi una determinata situazione, riderne insieme.

 

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

Nel blog sì, nei romanzi non sempre.

 

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Ho teorizzato che il senso dell’umorismo sia come il gruppo sanguigno. Esistono gruppi diversi e si può essere riceventi o donatori, tra i riceventi ci sono quelli che capiscono il senso dell’umorismo ma non sono “attivi”, non fanno ridere insomma (mio padre), poi ci sono quelli che lo capiscono e ne fanno anche uso, i donatori appunto. Quando trovi una coppia ricettore-donatore, due persone che sanno ridere e farsi ridere delle stesso cose, beh lì c’è la meraviglia e la felicità. Io ho avuto spesso e volentieri questa fortuna.

 

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Credo sia un’inclinazione naturale. Si può coltivare il senso del grottesco, forse.

 

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia? 

No, per un periodo in Italia è stato considerato il battutismo di occasione e il comico noto. Mi pare sia finita anche quella fase.

 

Progetti futuri?

A settembre uscirà il mio nuovo romanzo per Bompiani e non fa ridere manco un po’. Ma mi rifarò con il prossimo.

 

 

Redazione

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INTERVISTE SULLA NARRATIVA UMORISTICA IN ITALIA

INTERVISTE SULLA NARRATIVA UMORISTICA IN ITALIA

 

In questa pagina tutte le interviste raccolte finora sulla narrativa umoristica in Italia.

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Per la sezione Alice nelle Meraviglie (tuttora in fieri) sono intervenuti gli scrittori: Niccolò Ammaniti, Federico Baccomo Duchesne, Fabio Bartolomei, Stefano Benni, Stefania Bertola, Federica Bosco, Cristiano Cavina, Fabio Genovesi, Lorenzo Licalzi, Marco Malvaldi, Marco Marsullo, Chiara Moscardelli, Francesco Muzzopappa, Antonio Pascale, Stefano Piedimonte, Marco Presta, Michele Serra, Enrica Tesio, Giovanna Zucca.

Alice nelle Meraviglie è uno spazio di discussione dedicato espressamente alla narrativa umoristica. Attraverso le parole degli autori via via dedicatisi al genere, si vorrebbe creare un dialogo a distanza su questa specifica modalità narrativa, capace di spaziare dalla commedia alla satira, con leggerezza più o meno manifesta e l’uso di stili anche diversissimi. Le domande rivolte agli scrittori in questa serie di interviste sono state sempre le stesse, proprio a evidenziare eventuali differenze e rivelare il punto di vista di ognuno su un argomento troppo spesso considerato minore, specie in letteratura. I lettori con i loro commenti potranno arricchire quest’angolo di riflessione allargata in cui tutti sono invitati a intervenire con osservazioni e suggerimenti.

Qui la raccolta completa con tutte le interviste:

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DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

DENTE PER DENTE IN LIBRERIA

 

 

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

Su Una posizione scomoda:

«Si ride dalla prima all’ultima riga».
Raul Montanari

«Si ride, e non c’è humour senza intelligenza. Bell’esordio».
Silvia Bombino, «Vanity Fair»

«La pesantezza e la seriosità sono talvolta una piccola pecca delle opere letterarie italiane contemporanee. Niente di tutto ciò in questo esilarante romanzo di Francesco Muzzopappa. E poiché non c’è humour che non si appoggi alla verità, non è errato ritenere che questa favola, più impegnata di quanto non sembri, dica qualcosa anche dell’aria cupa di questi tempi. Il tutto con la gentilezza della disperazione».
Olivier Mony, «Le Figaro»

Su Affari di famiglia:

«Affari di famiglia è una piccola tempesta di saette divertenti, battute gustose, scene da umorismo inglese che raramente punteggiano la nostra letteratura. Nel taglio algido e corrosivo dell’ambientazione c’è molto P.G. Wodehouse mentre l’umorismo colto e raffinato ricorda Evelyn Waugh. Di certo, qui si ride molto». 
Roberta Scorranese, «Corriere della Sera»

«Ci sono delle note di humour inglese in questa commedia satirica che inizia come un vaudeville, particolare per come prende le parti delle donne». 
«Libération»

 

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INTERVISTA A CHIARA MOSCARDELLI

INTERVISTA A CHIARA MOSCARDELLI

Chiara Moscardelli, nata a Roma ma milanese da anni, ha esordito per Einaudi con Volevo essere una gatta morta. Dopo La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) sempre per Einaudi, nel 2015 ha pubblicato con grande successo Quando meno te lo aspetti con Giunti. Per la stessa casa editrice, nel 2016, è uscito il suo ultimo esilarante romanzo, Volevo solo andare a letto presto.

Cosa leggi in genere?

Adoro la letteratura americana, da Steinbeck a Don Winslow. Sono una fan sfegatata di Raymond Chandler come scrittore ma soprattutto come sceneggiatore. Ne La fiamma del peccato di Billy Wilder c’è la donna che avrei voluto essere nella vita, la gatta morta per eccellenza, la femme fatale interpretata da Barbara Stanwyck. Quante volte avrei desiderato dire ad un uomo: “No, non ho mai amato, né te né nessuno. Sono guasta dentro”. Purtroppo potrei solo dire: “Ti ho amato troppo, al contrario di te” e poi scoppiare a piangere, che non è proprio una frase da donna fatale.
E poi quel film era tra i preferiti di Woody Allen, il mio mentore!

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Accidenti, mi sa che ho già risposto e ovviamente nel posto sbagliato. Ma ne ho molti altri! Lansdale, Nesbo, De Lillo. I grandi classici, che leggo e rileggo: Il conte di Montecristo (tra i miei preferiti), Delitto e castigo, I Demoni, Cime tempestose (ovviamente) e la mia amata Jane Austen. Agatha Christie e Shakespeare. Potrei continuare per ore, ma mi fermo qui…

Un libro che ami e che avresti voluto scrivere tu?

Nooo impossibile rispondere!!! Impossibile sceglierne uno! Sono decine e decine…
Forse, per amore di coerenza, Il Conte di Montecristo. C’è tutto: amore, vendetta, rinascita, tradimento, avventura, intrigo. Sono andata a Marsiglia solo per visitare lo Château d’If e la sua cella. La mia amica non faceva che ripetermi: “Chiara, lo sai vero che è finzione?” Ma io non le ho badato più di tanto. Per me il Conte di Montecristo è reale.

Lo scrittore umoristico preferito?

Adoro l’umorismo inglese. Quindi Alan Bennett. Ma il mio vero e assoluto padre spirituale non è uno scrittore. È Woody Allen. Lo trovo geniale. Provaci ancora Sam lo cito in continuazione, come quando Sam/Woody deve prepararsi a fare nuovi incontri dopo il divorzio : “Era meglio se mi vedeva prima. Non mi va di andare ad un appuntamento con un ragazza che mi vede per la prima volta, se rimane delusa e si mette a ridere o a strillare?! Una volta una studentessa del Brooklyn College si affacciò alla porta, mi vide e svenne… ma era debole per la dieta dimagrante”.
Una frase che avrei potuto dire io!

Quando scrivi, quali sono i tuoi modelli?

Woody Allen (scusate, lo so, sono ripetitiva).
Ma anche le sceneggiature di Hitchcock, Caccia al ladro, su tutte. I dialoghi tra Cary Grant (John Robie) e Grace Kelly (Frances Stevens) sono incredibili, moderni, sensuali, ironici: “Siete in Europa a comprarvi un marito?” chiede John Robie a Frances. “L’uomo che io voglio non ha prezzo” risponde lei in modo suadente. “Beh, questo mi elimina…”.
In generale la maggior parte dei film con Cary Grant hanno una sceneggiatura d’eccezione.
Penso a Sciarada di Stanley Donen. Il personaggio femminile è interpretato dalla magnifica Audrey Hepburn (Regina Lambert). Nella scena iniziale i due si incontrano per la prima volta in un rifugio in montagna ed immediatamente il dialogo è scoppiettante:
“Esiste un signor Lampert?” Chiede Cary Grant/Peter a una Regina bellissima e apparentemente indifferente. “Sì!” Risponde lei. “Congratulazioni!”. “Non c’è di che, sto per divorziare!”. E lui: “La prego, se è per me non lo faccia!”
Ecco, se riuscissi a scrivere dialoghi del genere, sarei la donna, anzi no, la scrittrice più felice del mondo!

Che tipo di humour prediligi?

Quello inglese. Anche Agatha Christie, suo malgrado, è ironica. Shakespeare lo è!

Le battute: le costruisci o nascono di getto?

Che fatica! La trama, la stesura, sono una passeggiata a confronto. Strappare una risata, genuina, senza usare un gergo volgare è la cosa più difficile al mondo. Fare piangere è più semplice e infatti mi domando sempre chi me lo ha fatto fare! Diciamo che la battuta viene, quando viene, di getto. Poi la limo, la taglio, la allungo, spesso la riscrivo completamente. Ma nasce spontanea e all’improvviso.
Magari non ha alcun collegamento con quello che sto scrivendo ma devo cogliere l’attimo e allora la scrivo lo stesso. Poi la sposto dove fa più effetto.

I personaggi: ti rifai a quello che già conosci?

“Truth is stranger than fiction” scriveva Mark Twain. E io sono d’accordo con lui. Non ho mai dovuto inventare granché, a dir la verità. Trovo tutto nella vita reale. I miei personaggi li incontro tutti i giorni. Quelli principali sono i miei migliori amici, poveretti loro. Negano, ovviamente, di avere determinate caratteristiche, ma alla fine si devono arrendere alla dura realtà.

Che valore dai nella vita al senso dell’umorismo?

Il senso dell’umorismo è vita! Aiuta a vivere meglio anche se non mi fa trovare un uomo, un compagno (loro odiano le donne ironiche, checché ne dicano). Se hai senso dell’umorismo non ti prendi sul serio e riesci persino a prendere le distanze da cose difficili e quindi ad affrontarle meglio.
È pur vero che io stessa, un uomo che si guarda troppo l’ombelico proprio non lo vorrei. Quindi alla fine, per citare Furio/Verdone: “Allora vedi che la cosa è reciproca?”

Il senso dell’umorismo è un’inclinazione naturale o si può coltivare?

Sai che non lo so? Io ce l’ho sempre avuto. Anche quando da bambina le compagne di classe mi bullizzavano (quelle più carine, ovviamente), io ci trovavo sempre un lato comico (in loro e in me).
Penso però che una volta che ce l’hai, puoi senz’altro migliorarlo, affinarlo, ecco.

Pensi che il genere umoristico sia abbastanza considerato in Italia?

Assolutamente no! Se fai ridere non fai neanche letteratura! Non sono mai stata invitata ai festival, infatti. In più sono una donna. Fossi stata un uomo sarebbe stato diverso, almeno ai festival mi avrebbero invitata!

Progetti futuri?

Tanti. Ora sono alle prese con una trilogia gialla. Ma sempre ironica eh!

Alice

Alice

Dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall'editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio dedicato espressamente alla narrativa umoristica.

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